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Acquista l'olio extra vergine direttamente dal produttore

Miscele di oli comunitari di dubbia qualità, una bottiglia su tre è contraffatta

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Scritto da Salvatore Tripaldi   
Mercoledì 17 Novembre 2010 16:56
Questo contenuto e' stato letto: 9508 volte   
degustazione-olioOggi è stata anticipata dal quotidiano on line dei consumatori “Il Salvagente” un'inquietante inchiesta di Arpam e Corpo forestale che puntano il dito sulla possibile presenza di partite deodorate - non ammesse nell’extravergine - nei più comuni prodotti da scaffale.
Per l’ennesima volta si scoprono sipari fraudolenti intorno all’extravergine venduto soprattutto nei supermercati. Tutto questo appena un giorno dopo della bellissima notizia appresa dal comitato intergovernativo dell'UNESCO che ha proclamato la Dieta Mediterranea patrimonio culturale immateriale dell'umanità, di cui l’olio extravergine rappresenta il Re indiscusso (leggi articolo).
Questa volta l’allarme non arriva dalla California, dove a luglio un discusso studio dell’Olive Center dell’Università di Davis aveva declassato a semplici vergini diverse etichette famose dell’extravergine “italiano” (leggi articolo). L’inchiesta anticipata dal settimanale il Salvagente in edicola da domani e in vendita subito on line, puntano il dito, principalmente, sulla possibile presenza di partite deodorate - non ammesse nell’extravergine - nei più comuni prodotti da scaffale.
Le analisi effettuate dall’Arpam di Ascoli Piceno in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato ha interessato 33 campioni di extravergine prelevati nei frantoi marchigiani e altri 35 acquistati presso esercizi commerciali, in gran parte etichettati come “miscele di oli comunitari”.
I campioni citati sono stati sottoposti all’esame degli esteri metilici ed etilici di acidi grassi quali indicatori di qualità delle olive lavorate (Emeag), più noti in letteratura scientifica come alchil esteri. L’elevata presenza di alchil esteri è un indicatore di scarsa qualità dell’extravergine, infatti, una non corretta conservazione e a un cattivo stoccaggio della materia prima, provoca la degradazione delle olive con il risultato di ottenere dalle stesse un olio non commestibile che quindi deve essere sottoposto a raffinazione. Ad una concentrazione elevata di queste sostanze dovrebbe corrispondere un difetto organolettico molto noto nell’olio, acidità elevata oppure odori di muffa ecc., condizioni che sicuramente, vista l’attuale normativa europea, non consentirebbero di classificare il prodotto come extravergine. Dove sta allora il trucco? Semplice! L’olio così ottenuto viene corretto rettificato, magari deodorato, e magicamente ritrova, dopo essere miscelato con una buona dose di extravergine genuino e ben fruttato, la sua classificazione più importante e redditizia per i truffatori ovvero “olio extravergine di oliva”.

Ecco un passaggio dell’articolo “Neppure il miglior chimico, però, è in grado di far sparire contemporaneamente i difetti organolettici e le loro tracce chimiche. E difatti gli alchil esteri rimangono anche a seguito dei trattamenti e offrono un’arma in più per stanare le possibili frodi commerciali. Diventano, cioè, testimoni scomodi di ipotetiche sofisticazioni, soprattutto se associati a buoni voti al panel test.” ………. Ernesto Corradetti, responsabile del Servizio chimico dell’Arpam picena, Spiega: “La concentrazione media riscontrata nei campioni di frantoio è stata molto bassa intorno a 15 milligrammi per chilo. Il tenore medio riscontrato nei campioni reperiti sul mercato invece è stato di 150 milligrammi per chilo”. Un dato molto elevato considerato che, probabilmente da febbraio, entreranno in vigore i nuovi parametri comunitari in base ai quali se un extravergine supera i 150 milligrammi per chilo di alchil esteri non potrà essere denominato e quindi venduto come tale. (leggi tutto l’articolo -ilsalvagente.it)
La conclusione di questa inchiesta ha un verdetto finale sorprendente: circa un terzo del campione degli extravergini acquistati nei supermercati sarebbe fuori norma.
Un altro aspetto da sottolineare che è emerso dello studio condotto dall’Arpam di Ascoli Piceno e pubblicato dal Salvagente è la presenza di pesticidi non consentiti nel trattamento delle olive, riscontrati nel 35% dei campioni acquistati nei supermercati.  Percentuale che negli oli prelevati nei frantoi marchigiani si abbassa al 15%.

Un’indagine simile era stata fatta nell’Ottobre del 2009 dalla Coop in collaborazione con il dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Bologna diretto dal professor Giovanni Lerker dove furono sottoposti ad analisi 24 campioni di extravergini. Anche in quella occasione vennero rilevate concentrazioni di alchil esteri anomali tanto da declassare “non extravergine” dieci campioni su ventiquattro.

In questa inchiesta si fa riferimento a campioni di oli provenienti dai frantoi marchigiani, dove la percentuale di  alchil esteri riscontrata, è stata decisamente molto bassa rispestto ai campini reperiti nei supermercati. Molte aziende/frantoi italiani hanno un livello di produzione di olio di oliva extravegine molto alto dove la concentrazioni di alchil esteri non supera il 20-30 mg/kg.
Alcuni consigli utili: comprate olio extravergine di oliva correttamente etichettato a norma di legge ed evitate di acquistare olio il cui prezzo è di perse troppo basso o camuffato da super offerta (specialmente su miscele di olio comunitari).
Il nostro invito principale è quello di privilegiare l’acquisto di olio extravergine di oliva etichettato come 100% italiano (leggi esempio etichetta).
Diffidate da quei venditori che vi propongono prodotti in contenitori, di qualsiasi genere, senza che su di essi non vi sia una regolare etichetta del prodotto che è obbligatoria.
Non fatevi ingannare dai prezzi, perché il buon olio extravergine di oliva è un prodotto dove le contraffazioni sono sempre dietro l’angolo.

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