La diffusione dell’ulivo nel mondo

Ulivo secolareLa zona di origine dell'olivo va con ogni probabilità ricercata in Asia Minore. Attraverso i vari popoli mediterranei (Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani), si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Infatti da queste regioni l'olivicoltura si sarebbe estesa in principio verso l'Anatolia e le isole Egee. Creta nel 3000 a.C. esportava olio d'oliva in Egitto. Alcuni rametti fossilizzati di ulivo sono stati ritrovati in tombe egizie risalenti a più di 4000 anni fa.

Secondo quanto riportato nelle Sacre Scritture, l'Ulivo era già presente agli albori dell'umanità; infatti nel Vecchio Testamento l'ulivo è spesso menzionato. Dal racconto riguardante il diluvio universale si riporta: "Di nuovo Noé fece uscire dall'arca la colomba, la quale tornò a lui verso sera; ed ecco essa aveva nel becco una foglia fresca d'ulivo" (Genesi, cap. VII e VIII). Forse anche per questo motivo, l’ulivo, da qui, divenne simbolo della pace ed è tutt'oggi ancora presente nella liturgia della Domenica delle Palme.

La diffusione dell'ulivo nel Mediterraneo e nel resto del mondo

I Fenici, preceduti da non ben definiti popoli di navigatori anatolici introdussero la coltura in Grecia (nel XVI secolo a.C.), in Italia e probabilmente nella Spagna e nella Francia meridionali; ma furono i Greci che intorno al IV secolo a.C. la incrementarono nelle colonie della Magna Grecia (Calabria in primis) e la diffusero ulteriormente in tutte quelle regioni mediterranee che avevano in loro il maggiore referente culturale. (Sicilie)

"I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’ulivo e la vite” (Tucidide – V sec. A.C.)

Con l'avvento del dominio di Roma l'ulivo conosce uno dei suoi maggiori momenti di gloria estendendo il suo areale fino a raggiungere zone, in cui fino a quel momento, anche a causa del clima sfavorevole la sua coltivazione era stata marginale o inesistente. Non è noto il contesto in cui le popolazioni berbere dell'Africa settentrionale hanno appreso l'arte di innestare gli olivastri, ma da fonti latine sappiamo che essi la praticavano già quando i Romani conquistarono le loro terre.
Nel Nuovo Mondo, infine, gli ulivi sono stati introdotti subito dopo la scoperta alla fine del XV secolo. Le prime piante d'ulivo arrivarono alle Antille dal porto di Siviglia dopo la scoperta del Nuovo Mondo e fin dal 1560 si osservano uliveti in Messico e successivamente anche in Perù, in California, in Cile e in Argentina.

Spagna e Francia meridionale

Secondo l’ipotesi di alcuni studiosi furono i Romani e non i Fenici ad introdurre l'ulivo in Francia, in Spagna, nonché in Portogallo e in Inghilterra meridionale. Per quanto riguarda le isole pare che anche in Sardegna l’ulivo sia stato introdotto dai Romani mentre in Corsica sembra che sia comparso all'epoca del dominio genovese.

Storia olivo in Italia

In Italia l'olivo è stato diffuso da vari popoli mediterranei, inizialmente dai Fenici (in Sicilia) e dai Greci (nella Magna Grecia). Ma sono stati i Romani ad ampliare e potenziare la coltivazione nelle zone dove le condizione climatiche e pedalogiche lo hanno permesso. Dai romani in poi malgrado vicende alterne che hanno visto periodi di auge e periodi di crisi, l'ulivo ha esteso la sua diffusione in tutto il Centro-Sud e nelle Isole;

Attualmente si può affermare che praticamente ogni regione italiana, tranne Valle d'Aosta, Trentino AltoAdige, e Piemonte, può vantare una propria olivicoltura, ognuna con un proprio cultivar predominante. Lo storico romano Fenestella asserisce che l'ulivo è stato importato in Italia forse da Tripoli o da Gabes, ai tempi in cui era re Tarquinio Prisco (616-578 a.C.); tale affermazione viene smentita da altri autori latini e greci che testimoniano la presenza dell'ulivo nella penisola già molto tempo prima (Presta sostiene che l'ulivo è in Italia dal 1200 a.C.!). Rilevamenti archeologici hanno poi dimostrato che l'olivicoltura veniva praticata in Sicilia nelle fattorie fenicio-cartaginesi e che in Etruria essa era radicata e diffusa già nel VI secolo a.C.; d’altronde in Italia si trovano ulivi millenari più vecchi di Tarquinio Prisco!

Curiosità:
In Italia, a Gabbro in provincia di Livorno è stato trovato un fossile del Miocene Superiore, a Mongardino delle foglie d'ulivo fossilizzate e nei villaggi di Torre a Mare e di Fasano resti di nòccioli d'oliva in insediamenti primitivi. Altri fossili di ulivo pliocenici sono stati rinvenuti a Relilai in Africa e noccioli di ulivo fossilizzati in Etiopia.
Vicino a Roma è tuttora presente un gigantesco albero di ulivo che è stato considerato il più vecchio d’Europa. Con esami scientifici si è stabilito, attraverso l’esame del Carbonio C14, che la data di nascita di questo esemplare risale addirittura ai tempi del quarto re di Roma (Anco Marzio).
In antichità l'ulivo era considerato un albero immortale. Questa associazione deriva dal fatto che il legno dell'ulivo ha una particolare resistenza al decadimento organico. Se il fusto centrale muore (magari per cause climatiche), l'ulivo sfrutta la sua grande capacità di riprodursi in una nuova pianta, che nascerà dal "colletto" posto alla base del tronco.
In Italia, oggi, ci sono circa seimila frantoi (vedi -> frantoi in Italia ). Gli impianti di trasformazione delle olive (frantoi oleari), sono dislocati un po per tutta la penisola, tranne alcune regioni dell'arco alpino e della pianura padana....ma la maggior parte di essi sono nel Mezzogiorno d'Italia dove si produce quasi l'ottanta per cento della produzione olivicola nazionale.

 

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