L’apocalisse dell’olio italiano

2,59 euro per 1 litro di olio extra vergine di oliva, venduto in una delle zone storiche di produzione.In queste settimane tutti i media hanno veicolato il drammatico crollo della produzione nazionale dell’olio extravergine. In pratica trovare dell’ottimo olio extravergine novello è una vera e propria caccia la tesoro, tanto che i prezzi sono schizzati in tutte le piazze. Si parla di un crollo di produzione di oltre il 40% (credo sottostimata) in alcune regioni anche del 90% (in primis Umbria e Toscana).

Tutti concordi nel dare la colpa al clima impazzito che, con un caldo eccessivo durante la fioritura e piogge abbondanti in estate e in autunno, ha favorito la diffusione della mosca olearia, uno dei peggiori nemici dell’olivo.

L’intero settore oleario è finito in ginocchio,  i consumatori si vedono costretti a fare i conti con prezzi alle stelle e il rischio crescente di truffe e sofisticazioni che sono destinate ad aumentare nei prossimi mesi.

Tutto vero, solo che questo peggioramento

climatico che influisce sulla produzione e sulla qualità dell’olio, è iniziato da almeno 10 anni, anche di più. In questi anni produrre dell’ottimo extravergine di oliva è diventato sempre più oneroso, specialmente per il biologico. Se poi si aggiungono gli aumenti dei vari costi di produzione, le tasse e la burocrazia la situazione era già spaventosa da anni.

Spesso il prezzo di vendita non copriva neanche i costi di produzione, con il sistematico abbandono di interi oliveti e con conseguenze disastrose su tutta la filiera.

Invece il prezzo basso dell’extravergine (anche a € 2,59 al litro, vedi foto a lato) sugli scaffali è stato il cavallo di battaglia di diverse multinazionali alimentari che nel frattempo hanno rastrellato gran parte delle etichette “made in Italy”, non dialogando con il resto della filiera olearia, abbandonata al lento declino come il resto dell’economia italiana.

Adesso (nel 2014) tutti sono preoccupati che sugli scaffali due bottiglie su tre riempite in Italia conterranno olio “extravergine” di oliva straniero.

Cari giornalisti ed esperti dell’ultima ora, sappiate che siete arrivati in ritardo, un ritardo di almeno 10 anni.

Il tracollo della produzione nazionale, parte da lontano, da quando l’Europa barattava la nostra produzione olearia con gli altri Stati ExtraCEE, importando olio a basso costo e di dubbia qualità, mentre nel frattempo obbligava i frantoiani e gli olivicoltori italiani a sottostare ad innumerevoli adempimenti burocratici, aumentando solo i costi.

Se non fosse per le migliaia di aziende agricole e di frantoi oleari che hanno avuto la fede di continuare e di resistere, forse non c’erano neanche gli alberi di ulivo a proteggere le colline dal dissesto idrogeologico di un intero paese.

Un consiglio per il 2014/2015: leggere bene l’etichetta, soprattutto nelle parti scritte con caratteri minuscoli.

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