Record di export di olio extra vergine nel 2006 |
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| Venerdì 06 Aprile 2007 01:42 | |||
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L’olio
d’oliva ottenuto dalla sola lavorazione ,meccanica o fisica delle
olive, nel corso del 2006, ha abbattuto il muro del miliardo di euro di
esportazione, con un aumento rispetto al 2005, di quasi l’11 per cento.
E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Istat sul commercio estero dell’olio d’oliva nel 2006, dai quali viene anche evidenziata una notevole diminuzione delle quantità esportate ed il raggiungimento di un numero di paese inferiore a quello degli scorsi anni. Mentre il primo dato è dovuto soprattutto alla stabilizzazione del prezzo all’origine del prodotto, favorito dalla minore produzione del bacino del mediterraneo il secondo dato denota, invece, l’episodicità -sostiene la Cia- di molti interventi promozionali sui mercati esteri che determina la difficoltà delle nostre imprese ad internazionalizzarsi con continuità. In totale le esportazioni di olio d’oliva hanno riguardato 3.233.299 quintali (-13,29 per cento sul 2005) per un valore di 1.347.155.040 euro (+10,97 per cento sul 2005) di cui 1.004.285.00 euro di olio da pressione (più 10,9 per cento sul 2005), a un prezzo medio di 4,17 euro. Anche per quanto riguarda l’utilizzazione interna il nostro Paese -sostiene la Cia- detiene saldamente il primato,confermando in circa 13 chilogrammi pro-capite annui il consumo nazionale. Sul fronte delle importazioni la quantità totale ha riguardato 4.556.934 quintali (-8 per cento sul 2005) per un valore di 1.481.556.640 di euro (+8 per cento sul 2005) a un prezzo per chilogrammo di 3,25 euro. Insomma, importiamo olio dai nostri maggiori fornitori, nell’ordine Spagna, Grecia, Tunisia, Turchia, Siria e Marocco soprattutto per soddisfare -continua la Cia- i consumi interni e ne esportiamo quasi altrettanto, ma di valore e qualità superiori. Il primo mercato di esportazione è rappresentato dagli Stati Uniti che, nel 2006, hanno acquistato olio italiano per oltre un milione e 200 mila quintali ed un valore di quasi 500 milioni di euro, seguiti dalla Germania con più di 376 mila quintali per un valore di 167.405.153 euro e, quindi Francia, Giappone, Regno Unito, Canada, Australia, Svizzera, Olanda e Belgio. Ottimi risultati sono stati conseguiti nei Paesi dell’Est nuovi membri dell’Unione europea come, Polonia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia e Bulgaria, nonché in Russia, Ucraina e Bielorussia e nei Paesi emergenti quali Cina, Brasile e Messico. In definitiva -rileva la Cia- luci e ombre si alternano e si compensano in un settore che, accanto ai buoni risultati nelle esportazioni, non ha saputo stare al passo dal punto di vista della organizzazione produttiva e la cui competitività internazionale dipende più da fatti occasionali che non da una perseguita programmazione di sviluppo.
Per
non mettere a repentaglio le buone possibilità di sviluppo d uno dei
fiori all’occhiello del ”made in Italy” è perciò necessario -conclude
la Cia- agire bene e in fretta, d’intesa fra le istituzione e il mondo
produttivo, prima che tutti gli spazi vengano conquistati dalla Spagna
il nostro maggiore competitore.
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Frantoio Smacchia Nicola







