Oli esausti nei ristoranti utilizzati per la frittura

olio-nuovo.jpgAvellino - Nel periodo marzo-aprile 2009 i Nas operanti in Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia hanno eseguito un monitoraggio presso le strutture di ristorazione delle rispettive giurisdizioni indirizzato a verificare l'eventuale impiego di oli esausti non regolamentari nella preparazione di alimenti fritti destinati alla somministrazione al dettaglio.

Il tutto per focalizzare comportamenti errati da parte dei ristoratori che determinano la trasformazione chimico-molecolare del prodotto rendendolo potenzialmente nocivo per la salute dei consumatori.

In particolare è stato rilevato un ampio ricorso all'utilizzo di olio di semi di soia e di palma ed un limitato uso di olio di oliva e di semi di qualità.

In questo contesto i 14 Nas hanno controllato complessivamente 500 esercizi e prelevato altrettanti campioni di olio per frittura: di questi ben 90 (circa uno su cinque) è risultato 'non regolamentare' in quanto alterato nella sua composizione in ragione dell'eccessivo riutilizzo nelle preparazioni gastronomiche e pertanto potenzialmente pericoloso.

In Campania sono stato effettuate ben 100 ispezioni su altrettanti campioni e di questi 18 sono risultati non regolamentari.

Per quanto riguarda le altre regioni:
in Molise 48 ispezioni su altrettanti campioni e 28 oli non regolamentari
in Basilicata 58 ispezioni su altrettanti di cui 16 oli non regolamentari
in Puglia 80 ispezioni su altrettanti campioni e 16 oli non regolamentari
in Calabria 111 ispezioni su altrettanti campioni e 28 non regolamentari
in Sicilia 102 ispezioni su 88 campioni di cui 18 non regolamentari

Nell'insieme le ispezioni hanno comportato la denuncia all'autorità giudiziaria di 103 titolari di esercizi pubblici e il sequestro di circa 25 tonnellate di derrate alimentari detenute in cattivo stato di conservazione. Inoltre è stata disposta la chiusura di 6 attività commerciali, la contestazione di 84 violazioni amministrative e la contestuale segnalazione alle autorità sanitarie per i provvedimenti di propria pertinenza.

Il valore della merce sequestrata ammonta a oltre 4milioni di euro.

 

Fonte: www.irpinianews.it

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