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Si possono bruciare i residui di potatura, ramaglie e stoppie? Una valida alternativa...

Mercoledì 20 Maggio 2015 09:57
Questo contenuto e' stato letto: 7963 volte   

Che la legge sia sempre in contrasto, lo si evince sulla quotidianità in cui siamo costretti a confrontarci....


Ma finalmente si è posta per ora finalmente una chiarezza legislativa sul problema della bruciatura delle ramaglie, stoppie e residui di potatura... considerando la finalmente normale pratica agricola...

Specificamente Il Codice dell'Ambiente (Dlgs. n. 152/2006) all’art. 184 classifica come “urbani” i “rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” (comma 2/lettera e) e come “speciali” “i rifiuti da attività agricole e agro-industriali ai sensi e per gli effetti dell’art. 2135 cod. civ.” (comma 3/lettera a).

Lo stesso legislatore, con il Dlgs. n. 205/2010, ha riconosciuto l'evidente eccesso e ha voluto intervenire, introducendo l'articolo 184 nel Codice dell'Ambiente e modificando il testo dell'articolo 185 per escludere dalle procedure di smaltimento rifiuti “paglia, sfalci e potature .

Diversi legislatori regionali sono intervenuti sulla questione, sottraendo la materia alla disciplina dei rifiuti e in quadrandola, invece, in quella agricola.

Tra queste l’art. 9 della legge della Regione Marche 18 marzo 2014, n. 3 e l’art. 2 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 28 marzo 2014, n. , su cui si è pronunciata la Corte Costituzionale, su ricorso del Governo,  con la sentenza n. 16 depositata il 26 febbraio 2015.


La Corte Costituzionale appunto, nella sentenza, ha ricordato che recente-mente anche il legislatore statale è intervenuto sulla materia, con l’art. 14, comma 8, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 , convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 116.

Tale disposizione esplicita, con una novella al codice dell’ambiente, che "attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’articolo 185, comma 1, lettera f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione dei rifiuti" (art. 182, comma 6-bis, del d.lgs. n. 152 del 2006).

Al tempo stesso, il legislatore statale ha vietato la combustione di residui vegetali agricoli "in periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle regioni" e ha attribuito ai comuni e alle altre amministrazioni competenti in materia ambientale "la facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale di cui al presente comma all’aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli e in tutti i casi in cui da tale attività possano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana, con particolare riferimento al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10)".

 

Così facendo, secondo la Corte Costituzionale, lo Stato ha riconosciuto di annoverare tra le attività escluse dall’ambito di applicazione  della normativa sui rifiuti l’abbruciamento in loco dei residui vegetali, considerato ordinaria pratica applicata in agricoltura e nella selvicoltura..

Sarebbe opportuno valutare un’alternativa alla Bruciatura, ossia trinciare gli scarti, valorizzando il compostaggio e comunque reciclare la materia organica.
L’'interramento degli stessi coprono dal 20% al 40% dei fabbissogni di microelementi...
I residui di potatura aiutano anche a tenere sotto controllo le erbe infestanti,
Infatti l’interramento dei trinciati della potatura riduce la capacità germinativa dei semi delle erbe infestanti, il che succede perché i tannini e i fenoli presenti sui tralci hanno un’azione tossica su parte dei semi.

N.B.
L’informazioni dati in questo portale e forum non hanno alcun valore legale e/o ufficiale, da considerare puramente divulgativi e formativi per fini socio-culturali, inteso come contributo teorico e non pratico e senza pretesa di poter essere considerate esaustiva ad ogni riferimento a fatti e realtà specifiche è del tutto casuale...


 

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