Previsioni di produzione olio di oliva campagna 2006/2007

La scorsa estate 2006, è stata caratterizzata da un clima instabile che ha ridimensionato le aspettative sulla campagna olivicolo/olearia 2006/2007.
Il caldo e la prolungata siccità non è stato sempre favorevole al normale sviluppo vegetativo degli olivi, mentre le buone condizioni climatiche dei mesi di settembre e ottobre hanno dato luogo ad una ripresa dello stato vegetativo in linea con quella che viene considerata una stagione normale.

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Dall’indagine sullo stato degli oliveti, effettuata a fine ottobre congiuntamente da Ismea e dalle Unioni dei produttori (Aipo, Cno, Unapol, Unaprol, Unasco), emerge, infatti, una riduzione del 4% rispetto allo scorso anno, con un volume stimato pari a 6,3 milioni di quintali. Tale andamento è stato determinato dalle condizioni climatiche instabili oltre che da un fattore fisiologico degli olivi, legato alla normale alternanza tra carica e scarica. Soddisfacente, invece, la qualità attesa dell’olio.
In generale, il clima di fine luglio e del mese di agosto non è stato sempre favorevole al normale sviluppo vegetativo degli olivi. Il caldo e la prolungata siccità hanno innescato fenomeni di cascola. Le copiose piogge di agosto hanno scongiurato un’altra estate come quella del 2003, favorendo la ripresa vegetativa delle piante, in parte condizionata poi dalle temperature al di sotto delle medie stagionali, che hanno ostacolato il normale ingrossamento dei frutti. Anche la grandine è intervenuta a macchia di leopardo a creare qualche danno, comunque limitato visto il non avanzato grado di sviluppo delle drupe.

Le buone condizioni climatiche dei mesi di settembre e ottobre hanno riportato lo stato vegetativo in linea con quella che viene considerata una stagione normale. A creare problemi per gli olivi sono arrivati, però, gli attacchi di mosca, costringendo gli operatori delle aree più colpite ad anticipare la raccolta delle olive. Nelle altre aree l’inizio della raccolta è in linea con gli anni precedenti. L’anticipo di raccolta sta, peraltro, diventando una pratica strutturale. E’ sempre più radicata, infatti, la cultura della qualità che impone di raccogliere le olive ad un determinato momento della maturazione e non più tardi, sacrificando qualche punto percentuale di resa.

La campagna 2006/2007 si apre con molte differenze, sia sul fronte quantitativo sia qualitativo, non solo tra le diverse regioni vocate ma anche, all’interno delle stesse, tra i diversi areali.
A livello di macro-aree, rispetto allo scorso anno, le regioni centrali mostrano un buon recupero produttivo, mentre in quelle meridionali le disponibilità risultano inferiori. Segno positivo anche per le regioni settentrionali, grazie alla buona performance dell’oliveto ligure.

Puglia:

  • Scendendo più nel dettaglio, per la Puglia, prima regione produttrice, si stima una produzione di 2,5 milioni di quintali, in linea con quella dello scorso anno. Risultato questo di una compensazione tra la flessione del nord della regione e l’incremento registrato nel Salento.
    Nella parte settentrionale si attende, infatti, una produzione inferiore rispetto a quella dello scorso anno, a causa dei problemi climatici che hanno investito gli olivi durante la fase di allegagione, oltre che alla normale alternanza produttiva. Nel Barese, la fase di post-allegagione ha risentito solo di stress idrico all’inizio dell’estate, compensato però dalle piogge di agosto. Il caldo umido ha provocato diversi attacchi di mosca soprattutto nel nord della provincia.

    Le variabili condizioni climatiche dell’estate, con piogge frequenti e sbalzi di temperatura, hanno ridimensionato molto le attese anche nel Foggiano. In particolare, alcune zone dell’alto Tavoliere hanno subito forti grandinate, con relativa cascola dei frutticini. D’altro canto le accresciute disponibilità di acqua nel terreno hanno favorito l’ingrossamento delle drupe. Sul fronte fitosanitario si segnalano attacchi di occhio di pavone e di mosca.

    Si stima una lieve flessione produttiva anche nella provincia di Taranto, dove alla normale alternanza si sono aggiunti eventi climatici sfavorevoli durante l’estate, con molte precipitazioni accompagnate da grandine.
    Situazione più rosea nel Salento, dove si conferma la carica prevista a fine luglio. La buona fioritura ha compensato la bassa percentuale di allegagione, registrata su tutto il territorio leccese. L’estate ha riservato brutte sorprese solo in alcune zone della provincia, colpite da forti grandinate e non sono risultati particolarmente rilevanti neanche gli effetti delle copiose piogge dell’ultima settimana di settembre, con attacchi di mosca limitati e prontamente circoscritti con appositi trattamenti.

    In tutta la provincia, tradizionalmente terra di lampante, si sta rapidamente diffondendo la cultura delle produzioni di qualità. In molte zone, infatti, la raccolta è iniziata a fine ottobre proprio per ottenere un olio a bassa acidità da imbottigliare e, dai primi dati provenienti dai frantoi, si evidenzia una resa in olio maggiore della norma. Le scarse precipitazioni non hanno favorito un grande sviluppo delle olive che hanno quindi una percentuale di olio superiore rispetto ad anni più piovosi.

    Nel Brindisino, le condizioni atmosferiche nella fase post-allegagione, con repentini sbalzi di temperatura, hanno provocato la cascola dei frutticini. Lo stato vegetativo è, comunque, buono in tutta la provincia, nonostante i problemi legati alla mancanza di precipitazioni negli impianti non irrigui. Qualche tardivo attacco di mosca si segnala nel nord della provincia.

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Calabria:

In Calabria, sebbene il fenomeno dell’alternanza sia attenuato rispetto al passato, il 2006 si preannuncia come un’annata non di carica con poco meno di due milioni di quintali (-8% rispetto all’anno precedente). Le calde temperature e la siccità estive hanno condizionato negativamente l’allegagione in alcune zone come l’alto Crotonese, il basso Cosentino tirrenico il Rossanese, le colline catanzaresi e in aree intorno a Lamezia.

A questo si è aggiunto il successivo caldo umido degli inizi dell’autunno che ha favorito gli attacchi di mosca che, nonostante i trattamenti effettuati, hanno provocato ingenti fenomeni di cascola. La situazione appare comunque piuttosto eterogenea all’interno della regione. La provincia di Catanzaro dovrebbe risentire di più della fase di scarica, determinata non solo dall’alternanza ma anche dalle condizioni climatiche. Le zone che hanno avuto la giusta dose di piogge, non hanno presentato particolari problematiche, mentre fenomeni di cascola si sono verificati laddove si è sentita maggiormente la siccità. Sul fronte fitosanitario si registrano forti attacchi di mosca.

In provincia di Cosenza, il buon andamento climatico estivo ha favorito una discreta ripresa vegetativa, soprattutto nelle zone interne, rendendo gli operatori meno pessimisti sull’andamento della campagna, che resta comunque inferiore rispetto allo scorso anno. Nel basso Crotonese l’andamento meteorologico ha favorito lo sviluppo anticipato di mosca che ha condizionato le prime fasi della fruttificazione.
La produzione è stimata, invece, in aumento nella provincia di Reggio Calabria. Il clima è stato sostanzialmente favorevole, tranne che in alcuni tratti della zona ionica interessati da fenomeni ventosi. La situazione fitosanitaria si è mantenuta sotto controllo quasi ovunque.

Anche la provincia di Vibo Valentia si presenta in controtendenza rispetto al resto della regione. Le stime indicano, infatti, una produzione di poco superiore rispetto ai livelli dello scorso anno, nonostante un clima estivo sfavorevole che ha influenzato negativamente la fase di post-allegagione.



Sicilia:

  • Ribassi si stimano in Sicilia (-12%), dovuti in larga misura ai fenomeni di alternanza. I danni provocati dalle alte temperature e dalla siccità sono stati arginati dal ricorso massiccio, dove possibile, all’irrigazione. La situazione è però eterogenea tra la parte occidentale e quella orientale dell’isola, dovuta a differenti condizioni pedoclimatiche. Nella prima, nonostante la presenza di disomogeneità all’interno delle stesse province, la produzione non si discosta molto da quella dello scorso anno.

    In particolare, nel Trapanese, le previsioni sono ottimistiche relativamente alla zona di Castelvetrano e Campobello, mentre altre aree presentano olivi meno carichi a causa dell’alternanza. Ad Agrigento e Palermo i timori destati dalla siccità e dalle alte temperature di agosto sono in parte rientrati grazie all’irrigazione e alle piogge autunnali che hanno favorito l’ingrossamento delle drupe. Si attende una buona qualità dell’olio prodotto, in virtù di un ottimo stato fitosanitario degli olivi.

    Nella provincia di Catania si stima, nel complesso, una riduzione produttiva dovuta ad una scarsa fruttificazione che seguiva una già pessima allegagione. A livello sub-provinciale, l’area Etnea, in scarica, si differenzia dalla Piana di Catania, che presenta invece oliveti in carica. Anche in virtù del fatto che l’olivicoltura in questa zona è quasi interamente irrigua. Le operazioni di raccolta sono state volutamente posticipate dagli operatori, nella speranza che l’abbassamento delle temperature favorisse una maggior resa in olio. Anche in questa parte della Sicilia si attende una buona qualità.

{mospagebreak title= Altre regioni}

Sardegna:

In Sardegna (+24%), invece, le previsioni si orientano a un incremento produttivo, anche se l’annata di piena carica, attesa all’inizio dell’estate, è stata in parte compromessa dal clima e dagli attacchi patogeni. La mosca dell’olivo ha colpito soprattutto il Cagliaritano, compromettendo quantità e qualità della produzione della provincia.

Campania:

  • Anche per la Campania (-29%) si stima una riduzione della produzione, determinata soprattutto dalle avverse condizioni meteorologiche verificatesi nella provincia di Salerno. Le forti piogge accompagnate dalla grandine di fine agosto e degli inizi di settembre hanno compromesso, infatti, la produzione in molte zone della provincia vocate all’olivicoltura.
    La flessione è resa ancora più pesante dagli attacchi di mosca provocati dalle precipitazioni di ottobre e dal successivo caldo umido. Molti frantoi stanno lavorando non a pieno regime per la scarsità di materia prima. Anche dal punto di vista qualitativo la produzione è inferiore delle aspettative.

Molise:

  • Lievi riduzioni produttive si stimano anche in Molise (-7%) ed in Basilicata (-4%).

Passando ad analizzare le regioni del Centro, si osserva un complessivo incremento delle disponibilità per la raccolta 2006, anche in virtù degli scarsi quantitativi ottenuti lo scorso anno.

Toscana:

  • In Toscana (+10%) il clima estivo, pur non essendo ottimale per la coltivazione dell’olivo, ha sufficientemente favorito un normale sviluppo vegetativo. Solo nelle province più settentrionali della regione le piogge eccessive hanno innescato importanti attacchi di mosca, parzialmente tenuti sotto controllo, e favorito l’ingrossamento delle drupe, influenzando negativamente la resa in olio per l’eccessiva quantità di acqua contenuta.
    In molte zone lo stato vegetativo presenta un ritardo rispetto alla media. Nonostante ciò, i frantoi hanno iniziato le operazioni di molitura già a fine ottobre sia per il pericolo di attacchi di mosca, sia per la crescente attenzione alla qualità che, come già evidenziato, impone di raccogliere le olive ad un determinato grado di maturazione.

Umbria - Marche:

  • Dopo un’annata sotto la media, per la campagna 2006/2007 si stimano importanti recuperi produttivi sia in Umbria (+31%), sia nelle Marche (+31%).
    Il clima del mese di agosto, caratterizzato da temperature non troppo elevate e buone precipitazioni, ha favorito un rigoglioso sviluppo vegetativo e solo in alcune zone delle Marche, le grandinate dell’ultima settimana di agosto hanno determinato qualche ricaduta negativa sulla produzione.
    Qualche problema fitosanitario è stato provocato dalla mosca, tenuto però sotto controllo con le normali pratiche agronomiche e grazie al ritorno delle basse temperature degli inizi di novembre. In Umbria sono state effettuate le prime certificazioni del prodotto a denominazione, con i frantoi aperti già dalle ultime settimane di ottobre.

Lazio:

  • Nel Lazio la produzione si stima complessivamente in lieve crescita rispetto a quella dello scorso anno (+4%), con notevoli differenze tra la parte settentrionale e quella meridionale. Per le province di Rieti, Viterbo e Roma, infatti, si profila una buona annata sul fronte quantitativo, nonostante un periodo di post-allegagione non dei migliori.

    Già l’allegagione, infatti, era stata condizionata dalle temperature eccessive e dalla mancanza di piogge, a cui aveva fatto seguito anche un periodo di cascola ed una fruttificazione molto difficile. Nel mese di agosto le basse temperature e le piogge abbondanti hanno compromesso lo sviluppo delle drupe: questo tipo di clima ha creato condizioni favorevoli allo sviluppo della mosca imponendo, di fatto, l’anticipo dei trattamenti per impedire danni ai frutti.
    Nelle province meridionali della regione gli eventi atmosferici negativi hanno condizionato molto i livelli produttivi, anche in conseguenza di attacchi patogeni più virulenti rispetto alla parte settentrionale. Lo sviluppo della mosca, nello specifico, è stato favorito dal clima estivo non eccessivamente caldo, seguito da un autunno mite ma umido.

Abruzzo:

  • Tra le regioni del Centro solo l’Abruzzo (-10%) risulta in controtendenza. Alla fisiologica alternanza si è aggiunto anche il maltempo di agosto. Infatti, se da un lato le piogge hanno ridato vigore agli olivi, dall’altro le grandinate hanno provocato alcuni danni soprattutto nell’entroterra Teramano e nella fascia costiera Pescarese. Sono insorti anche problemi fitosanitari legati ad attacchi di mosca soprattutto in provincia di Chieti.

Salendo verso il nord della Penisola si evidenzia il buon risultato atteso

Liguria:

  • P er la Liguria (+47%), sia sul fronte quantitativo, con volumi che dovrebbero sfiorare i 60 mila quintali, sia qualitativo, nonostante i ripetuti attacchi di mosca nella zona costiera bloccati dal freddo degli inizi di novembre. La raccolta mostra un anticipo di circa due settimane, perché la pioggia di agosto ha accelerato l’inolizione (formazione di olio) nelle drupe.


In Veneto

(-11%) è prevista una produzione in flessione rispetto a quella abbondante dello scorso anno. Di segno opposto la variazione in Lombardia (+13%).

In Friuli Venezia Giulia

(-4%), regione in cui solo un terzo dei 300 ettari olivetati risulta attualmente in produzione, la campagna si presenta poco al di sotto della precedente. Le temperature troppo basse registrate durante la fase di fioritura hanno compromesso, invece, in modo significativo la campagna produttiva del

Trentino Alto Adige

(-30%)

Fonte: 2005 Istat; 2006 Stima Ismea-Unioni dei produtto
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Produzione italiana di olio di oliva di pressione (quintali)

2005/06 2006/07 Variazione Quota 2006
Lombardia 6.804 7.655 12,5% 0,1%
Veneto 15.244 13.560 -11,0% 0,2%
Liguria 40.624 59.717 47,0% 1,0%
Emilia Romagna 10.178 7.125 -30,0% 0,1%
Altre Nord 3.487 2.679 -23,2% 0,0%
Nord 76.337 90.735 18,9% 1,4%
Toscana 161.749 177.924 10,0% 2,8%
Umbria 87.660 115.200 31,4% 1,8%
Marche 32.985 43.149 30,8% 0,7%
Lazio 219.193 227.085 3,6% 3,6%
Abruzzo 235.437 211.893 -10,0% 3,4%
Centro 737.024 775.252 5,2% 12,4%
Molise 57.200 53.415 -6,6% 0,9%
Campania 391.355 276.753 -29,3% 4,4%
Puglia 2.458.396 2.461.421 0,1% 39,2%
Basilicata 73.320 70.775 -3,5% 1,1%
Calabria 2.136.968 1.962.496 -8,2% 31,3%
Sicilia 537.142 471.567 -12,2% 7,5%
Sardegna 89.667 111.188 24,0% 1,8%
Sud 5.744.048 5.407.615 -5,9% 86,2%
ITALIA 6.557.409 6.273.602 -4,3% 100,0%

Fonte: 2005 Istat; 2006 Stima Ismea-Unioni dei produttori (*)

(*) Aipo, Cno, Unapol, Unaprol, Unasco

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