Produrre olio non conviene più?

Tronco-particolareProdurre olio non conviene più? Allora abbattiamo gli olivi del Salento e magari facciamone legna da ardere, con quel che costa il gas.

 

E’ solo, al momento, una provocazione, che parte da un gruppo di olivicoltori salentini, i quali per sensibilizzare le istituzioni del comparto agricolo hanno organizzato la raccolta delle richieste di svellimento, a partire dalle 9 del mattino, domenica prossima 25 gennaio a Martano, con l'allestimento di un gazebo in piazza Caduti. “Ma è prevedibile – auspicano gli organizzatori - che l’iniziativa, nata nel cuore della Grecìa Salentina, si diffonda a ‘macchia d’olio’ non solo nel Salento, ma in tutta la Puglia, vale a dire la regione italiana con il più rilevante patrimonio olivicolo”.

“Sebbene la Legge n.144/51 – continua la nota - permetta solo l'abbattimento di 5 alberi di ulivo ogni biennio, quando sia accertata, la morte fisiologica, la permanente improduttività o l'eccessiva fittezza dell'impianto da parte dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, un gruppo di olivicoltori del Salento, in maniera autonoma, alla luce della crisi che sta attraversando il comparto olivicolo comunica all’Ispettorato la necessità di operare lo svellimento totale degli alberi di olivo presenti nei terreni di proprietà”.

Il motivo? “Le attuali condizioni di mercato” – aggiungono gli olivicoltori - che in assenza di nessun intervento istituzionale a sostegno della economicità aziendale, rendono passiva, deficitaria ed antieconomica la loro coltivazione ed il loro mantenimento ai fini agricoli”.

Senza dubbio provocatoria, ma legittima, la richiesta degli olivicoltori che, per far fronte alla crisi del comparto, ha pensato di chiedere l’autorizzazione ad operare un intervento radicale. Tra l’altro in controtendenza rispetto alla linea perseguita dal governo regionale che, con la legge regionale n. 14 del 4 giugno 2007 recante "Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia", entrata in vigore il 7 giugno 2007, aveva inteso tutelare e valorizzare gli alberi di ulivo monumentali in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché in quanto elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale, cercando di porre un freno al fenomeno dell’espianto e commercio degli alberi, specie di quelli secolari.

“Il problema attuale è invece di tutt’altra natura – conclude la nota - pur consapevoli che l’espianto indiscriminato di ulivi porterebbe alla deturpazione del paesaggio tipico del nostro territorio, gli olivicoltori non vedono altre soluzioni alla grave crisi che sta attraversando il settore, che mette in serio pericolo la loro sopravvivenza aziendale. L’albero di ulivo, emblema del paesaggio e della storia dell’economia salentina, corre il rischio di scomparire perché risulta antieconomico”.

Fonte: www.lecceprima.it

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