nuova normativa antincendio????

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frantoiopreiti
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nuova normativa antincendio????

Messaggioda frantoiopreiti » mer ott 07, 2015 10:0 1 pm

Ho letto pocanzi, l'articolo pubblicato sull' home page, in merito all'adeguamento alla normativa anticendio, personalmente ragazzi io quella cifra non la spendo, ci sono alternative?, quali sono le multe eventualmente? ci sono in caso di controllo/ispezione tempi tecnici per mettersi a posto? chi sa qualcosa in più? chi si è già messo ha posto? quanti sono realmente i costi????

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torejeo
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Re: nuova normativa antincendio????

Messaggioda torejeo » gio ott 08, 2015 9:0 1 am

Mentre decidono di importare a dazio zero dell'olio extracomunitario ExtraCee, ecco che ci rifilano l'ennesimo nuovo balzello di inizio campagna.
Tanto nessuno protesta.
GIULIANO LODOLA
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Re: nuova normativa antincendio????

Messaggioda GIULIANO LODOLA » ven ott 09, 2015 5:0 1 pm

frantoiopreiti ha scritto:Ho letto pocanzi, l'articolo pubblicato sull' home page, in merito all'adeguamento alla normativa anticendio, personalmente ragazzi io quella cifra non la spendo, ci sono alternative?, quali sono le multe eventualmente? ci sono in caso di controllo/ispezione tempi tecnici per mettersi a posto? chi sa qualcosa in più? chi si è già messo ha posto? quanti sono realmente i costi????

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Ciao
Incuriosito dalla nuova legge antincendio , nello specifico per i frantoi e loro deposito olio , ho fatto qualche ricerca trovando anche un interessante articolo su Teatro Naturale che spiega molto bene il problema , per molto bene non intendo che da risposta e soluzione ma soltanto espone i fatti di questo problema che diventato impellente preoccupa giustamente tutti gli operatori del settore oleario , sia perché impone obblighi burocratici complessi e relative modifiche per mettere a norma i frantoi e i loro magazzini che per i costi elevati nell’istallare adeguati impianti antincendio che altri dispositivi tipo porta tagliafuoco e altro , in pratica oltre alla burocrazia confusa ci sarebbe un onere finanziario molto elevato in base alla grandezza dell’impianto in questione , sicuramente migliaia di Euro fino anche molte decine di mila Euro per gli impianti più importanti.
La questione sembra nata NON da un dettato di legge che inquadra con chiarezza il problema , ma soltanto dall’interpretazione dei Vigili del Fuoco in una risposta alla richiesta di un frantoiano che per mettersi in regola e non sapendo come comportarsi ha pensato bene di chiedere spiegazione appunto a chi di incendi si occupa , e dovendo capire in quale categoria si possa classificare l’olio Extravergine alimentare , se liquidi infiammabili – combustibili – o lubrificanti , non rientrando sicuramente nei combustibili ne lubrificanti , avrebbero dovuto perciò essere classificati nella categoria restante dei liquidi infiammabili.
La legge vigente fino al 2011 era del lontano 1934 , allora il legislatore aveva chiaramente escluso dalla categoria liquidi infiammabili gli oli di oliva perché questi avevano un punto di infiammabilità elevato tanto da non essere classificati liquidi infiammabili.
Il Dpr 151/2011 interpretando differentemente quello che il suo predecessore aveva deciso , ha rimesso in discussione l’argomento olio di oliva classificandolo diversamente , ignorando gli alti punti di infiammabilità e di accensione che sono rispettivamente 243° e 340° , valori molto e troppo elevati da incendiare se casualmente vengono a contatto con la fiamma.
Al punto 12 del Dpr 151/2011 si elencano i locali interessati dalla legge , devono essere di capacità superiore a 1 Metrocubo , 1.000 litri , depositi/rivendite di liquidi combustibili , liquidi infiammabili , oli lubrificanti , diatermici , l’olio diatermico è quello che trasmette il calore , sono oli minerali usati anche ad esempio all’interno dei grossi trasformatori elettrici per dissipare il calore , il loro punto di infiammabilità può partire già da soli 160° contro in 243° dell’olio di oliva , non può essere neppure paragonato all’olio di oliva , sempre parlando di diatermico si può asserire con sicurezza che l’olio di oliva non trasmette assolutamente il calore e per questo nulla lo può confondere con un diatermico che è invece un ottimo conduttore di calore.
La gravità nell’interpretazione della legge accomunando l’olio di oliva ai liquidi combustibili , ignorando quanto comandava il legislatore nel 1934 , ha creato preoccupazione agli operatori del settore oleario le cui associazioni hanno chiesto al governo un rimedio in tempi brevi attivando un tavolo tecnico alla Camera per discutere il caso , ma nulla è ancora stato fatto ad oggi , il 1° Novembre è alle porte , e come sappiamo tutti i frantoi entro il 1° Novembre dovrebbero/devono presentare i progetti valutazione antincendio e successivamente entro il 06 ottobre nel 2016 presentare anche la SCIA per mettersi in regola.
Forti sono i dubbi se questa nuova legge punto 12 del Dpr 151/2011 deve interessare e comprendere anche gli oli Extravergini di oliva che sono per uso alimentare.
Cosa potrebbe accadere se il frantoio non si mette in regola con questa incombenza.
Partendo dal presupposto che , non è la legge , ma un’interpretazione della legge richiesta ai Vigili del Fuoco che a loro giudizio ha modificato la classificazione dell’olio in liquido infiammabile , si potrebbe verificare che a un controllo degli organi preposti dove il frantoio non abbia eseguito i lavori per mettere in sicurezza gli impianti , ci sia (((((((“”” Inadempienza “attiva”: un frantoio rifiuta l'interpretazione data dai Vigili del Fuoco. In caso di ispezione, fa verbalizzare che l'olio d'oliva non è né può considerarsi un liquido infiammabile diatermico. Seguirà, probabilmente, ricorso giudiziario di fronte agli eventuali provvedimenti di Vigili del Fuoco o Prefetto che, lo ricordiamo, nei casi più gravi di inadempienza, POSSONO PREVEDERE LA chiusura dell'attività. “””))))))))

QUESTO ULTIMO PEZZO VIRGOLETTATO E IN NERETTO È STATO PRESO DA UN ARTICOLO DI TEATRO NATURALE , consideratelo l’opinione e il pensiero di chi ha scritto qell’articolo.

Per risolvere nell’immediato questo problema il Ministero dell’interno potrebbe emettere una circolare tecnica che escluda chiaramente l’olio di oliva dai liquidi infiammabili , oppure sospendere provvisoriamente questa norma per i frantoi.

Ricordo che è una ricerca da inesperto ricavata da notizie prese online , prendetela solo come informazione .

Giuliano Lodola
GIULIANO LODOLA
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Re: nuova normativa antincendio????

Messaggioda GIULIANO LODOLA » sab ott 10, 2015 2:0 1 pm

SOLTANTO PER LA MIA PASSIONE DI SCRIVERE PROVO A SPIEGARE ALL’AMICO PREOCCUPATO COME SAREBBE UN IMPIANTO ANTINCENDIO PER UN FRANTOIO , LA DESCRIZIONE è GENERICA MA SE PONETE UN PROBLEMA PARTICOLARE PROVO A DARVI LA RISPOSTA.

L’impianto antincendio di un frantoio e relativo magazzino di stoccaggio olio di oliva deve tenere conto che in caso di incendio il contenuto dei locali è olio , nel nostro caso olio di oliva , il prodotto usato per lo spegnimento deve essere a CO2 Gas estinguente pulito che soffoca la fiamma e l’incendio affogandolo per mancanza di ossigeno e non reagisce con l’olio bollente , anzi lo raffredda , non può essere usata l’acqua perché al contatto con l’olio bollente reagisce non spegnendo ma peggiorando il tutto , il Gas CO2 Anidride Carbonica non sporca ne inquina i prodotto con cui viene a contatto a differenza di altri che lasciano danni irrimediabili al contenuto alimentare dei magazzini , in più è utilizzabile anche in presenza di macchinari sotto tensione , ottiene anche una buona azione raffreddante che abbassa la temperatura dell’ambiente.
L’area dello stoccaggio olio deve essere separata dal reparto frantoio e tutti i reparti da proteggere dovrebbero essere isolati da porte tagliafuoco che in caso di incendio isolano l’ambiente evitando il propagarsi , un buon impianto antincendio a CO2 dovrebbe essere dotato di saracinesche , chiusure , porte automatiche e anche manuali , doppi comandi , che in caso di incendio si chiudano automaticamente per evitare la dispersione del Gas CO2 che invade l’ambiente in cui si è sprigionato l’incendio ma preposte a dare via di fuga ai presenti imprigionati nell’ambiente , ecco perché anche manuali doppi comandi.
Considerando i siti dei frantoi spesso nati e ingranditi in più volte e periodi diversi perciò non da un unico progetto che tiene conto di tutte le problematiche , potrebbe verificarsi l’impossibilità di dotarli di un moderno e efficiente impianto antincendio se non rivoluzionando gli ambienti di lavoro e magazzini , tutto questo con ulteriore spesa extra all’impianto antincendio stesso.
In pratica un efficiente impianto antincendio per frantoio in genere , dovrebbe avere dei diffusori di Gas CO2 nel giusto numero calcolato dislocati in tutti gli ambienti nella parte alta dove è presente l’olio , quando sale la temperatura dell’ambiente in caso di inizio incendio , immediatamente i diffusori devono far uscire il CO2 che invade l’ambiente nel minor tempo possibile , possibilmente il buon impianto dovrebbe essere a zone separate in base alla struttura del frantoio in modo che se scoppia l’incendio nel magazzino stoccaggio , entrano in funzione i diffusori del solo magazzino e chiudendosi automaticamente le porte tagliafuoco e altre chiusure automatiche , il Gas non si disperdi ma soffoca subito la fiamma , a più zone separate per non sprecare Gas inutilmente e anche molto importante per lasciare accessibili tutti gli altri ambienti del frantoio non interessati al fuoco perché isolati da porte tagliafuoco , in caso di incendio deve essere possibile muoversi celermente in tutti i locali per intervenire e circoscrivere , se tutti i diffusori funzionassero , sarebbe problematico circolare e muoversi per i soccorsi , il CO2 non fa respirare chi è in questi ambienti , soffoca , i diffusori scaricano il Gas in forma di nebbia e renderebbe problematica la libertà di abbandonare gli ambienti oltre come detto a rendere difficile la respirazione provocando la soffocazione dei soccorsi e di chi deve abbandonare il pericolo.

Vediamo da cosa è composto un impianto antincendio a Gas CO2 per un frantoio.
Un numero di ugelli diffusori devono essere dislocati in alto nel giusto numero a seconda della grandezza del locale da proteggere , ben distribuiti per facilitare la velocità di saturazione ambientale , questi ugelli saranno riuniti in collegamento tra loro a settori ambientali e le tubazioni che portano il Gas saranno distinte per ogni ambiente per fare in modo che intervenga soltanto il gruppo che interessa l’incendio.
Ogni settore ambiente da proteggere avrà al suo interno dei rivelatori di temperatura calore a espansione che automaticamente superando la temperatura preimpostata faranno scattare l’allarme del solo ambiente interessato iniziando la diffusione del gas e chiudendo le aperture dispersive , questa chiusura automatica dovrà essere presa in grande considerazione per evitare resti intrappolato qualche operatore nell’ambiente , i doppi comandi singoli manuali sarebbero una doppia sicurezza.
Il Gas CO2 è contenuto in bombole ad alta pressione standard 40 o 67 litri caricate soltanto al 65% o 75% di gas a seconda del clima e temperatura dei luoghi dove vengono posizionate , se climi temperati o tropicali.
Secondo la grandezza del frantoio verrà messo il numero di bombole per avere la giusta quantità di Gas a disposizione , tutte queste bombole sono collegate tra loro con tubazioni ad alta pressione e saranno collegate a una centrale di comando che provvederà a mandare il Gas ai settori in cui c’è l’incendio aprendo apposite valvole comandate dai rivelatori di calore all’interno dei locali in fiamme.
L’impianto è munito di sirene attivate dalla pressione del gas quando uscendo dalle bombole scorre nelle tubature ai diffusori , in questo modo la sirena suona per tutto il tempo che il Gas fuoriesce dalle bombole dando inizio e fine alla saturazione ambientale e smette di suonare quando il gas ha terminato di uscire.
Un buon impianto deve essere anche a prova di sicurezza del personale e tutti i comandi oltre che automatici dovrebbero essere attivabili e disattivabili anche manualmente per salvare chi restasse intrappolato.

La spiegazione è fatta nella sua semplicità per dare l’idea di come deve essere a grosse linee un impianto antincendio in un frantoio , naturalmente tutti i particolari tecnici e di istallazione sono posti in essere dal progettista che con planimetrie e misurazioni , con sopralluogo al sito farà il progetto più idoneo allo scopo e a norma di legge certificandolo.
Mentre tecnicamente gli impianti hanno lo stesso funzionamento , il progetto sarà differente da frantoio a frantoio perché dipende dal posizionamento dei macchinari e depositi olio nonchè dalle dimensioni e dalle aperture porte finestre e altro che possono creare dispersioni di Gas CO2 , solo ad esempio , se in un locale sono presenti molte vetrate nella parte alta del locale per avere la luce esterna , in caso di incendio i vetri magari si rompono con il calore e gli erogatori di Gas risulterebbero poco efficienti causa la dispersione di queste aperture che porterebbero anche nuovo ossigeno al fuoco.
Ho fatto l’esempio delle vetrate soltanto per dare l’idea di quante difficoltà incontrerà il progettista a dover correggere quegli errori che errori non sono mai stati se non in presenza di questi antincendio a soffocamento per mezzo di CO2.
Per questo dicevo all’inizio che la spesa può essere molto differente da frantoio a frantoio non soltanto per la sua grandezza ma anche dalla struttura delle pareti perimetrali e altro.
Sicuramente non sarà una medicina indolore , e se i rischi incendi , escludiamo i dolosi , se i rischi incendi accidentali fino oggi non sono mai stati il problema , crearlo ora da una interpretazione ufficiosa sembrerebbe fuori luogo anche pensando che per molti frantoi sarà impossibile tecnicamente fare l’impianto a totale regola d’arte perché materialmente quasi impossibile in molti frantoi.
Auguro a tutti frantoiani che una persona intelligente al governo ridiscuta la cosa e capisca che se fino oggi l’olio di oliva non ha creato problemi di incendi nei frantoi , forse non c’è bisogno di creare un nuovo grande e dispendioso problema a persone che già danno il loro cuore per mantenere le famiglie.

RICORDO ANCORA CHE TUTTO QUELLO SCRITTO SONO SOLTANTO MIE CONSIDERAZIONI SUGGERITE DAL BUONSENSO E DA QUALCHE RICERCA ONLINE , NON SONO NE TECNICO NE ESPERTO IN QUESTO SETTORE , CREDO I TECNICI AVRANNO POCO DA CORREGGERE IN QUELLO CHE LEGGETE.

Giuliano Lodola

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