Il prezzo degli oli vegetali e la guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina ha generato un vero e proprio terremoto sul mercato degli oli vegetali, con un effetto domino che coinvolge l’industria alimentare italiana.

Da Ucraina e Russia proviene oltre il 60% della produzione mondiale di olio di girasole.
Da Maggio mancherà anche quello di palma, dopo che l’Indonesia, maggiore produttore al mondo, ne vieta l’export perché manca sul mercato interno per la forte domanda estera dopo che la guerra in Ucraina ha interrotto le vendite dell’olio di girasole.

Il mercato mondiale degli oli vegetali durante la guerra

Mercato mondiale consumo oli vegetali

I listini delle Borse Merci nazionali continuano a risentire dei rialzi in atto sulle principali piazze di scambio mondiali, causati dai timori del protrarsi della guerra in Ucraina e dalle condizioni di deficit idrico (causa cambiamento climatico) che si stanno registrando in diversi Paesi nel mondo, possano impattare negativamente su diverse colture oleaginose. Mentre altri Paesi produttori hanno già sospeso l’export.

Tra tutti il problema maggiore è quello dell’olio di girasole di cui l’Ucraina e la Russia sono i più grandi produttori al mondo, e da qualche giorno anche dell’olio di palma proveniente dall’Indonesia, maggiore produttore al mondo.

Il consumo di olio di semi di girasole è sempre stato molto elevato, tuttavia, nelle settimane scorse le richieste sono aumentate di gran lunga, costringendo diverse multinazionali alimentari di ripiegare sull’olio di colza e altri oli vegetali, e di nuovo sull’olio di palma, che in questi anni era stato sostituito con altri oli alimentari (come l’olio di girasole e di oliva).

A tal proposito e data la difficoltà nel reperirlo sugli scaffali del supermercato, almeno in Italia, in un primo momento, almeno da parte del consumatore finale,  si è optato per sostituire l’olio di girasole con un prodotto mediterraneo e ricco di antiossidanti: il prezioso olio di oliva.

In Italia, però si aggiunge la difficoltà del comparto dell’autotrasporto per il costo dei carburanti che si estende all’intera filiera agroalimentare, in un Paese dove l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada.

Si aggiunge anche il balzo dei costi energetici degli ultimi mesi, con l’agricoltura italiana che deve pagare una bolletta aggiuntiva di almeno 8 miliardi su base annua rispetto all’anno precedente, che mette a rischio intere filiere agroalimentari, dalle coltivazioni, agli allevamenti, alle industria di trasformazione, ma anche gli approvvigionamenti alimentari di quasi 6 milioni di italiani poveri.

Anche i prezzi mondiali dei semi di colza e i suoi derivati hanno registrato un rialzo senza precedenti a causa dell’invasione della Russia in Ucraina.

Infatti il prezzo dell’olio di colza è salito bruscamente così come altri tipi di oli il 24 febbraio (quando è scoppiata la guerra, ma per alcuni oli il trend rialzista è iniziato prima).

Come anticipato anche l’olio di palma segna rialzi importanti, salendo di quasi 500 ringgit (106 euro) a 6.468 ringgit (1.376 euro) per tonnellata per le scadenze di maggio 2022 alla borsa di Kuala Lumpur.
su Euronext una tonnellata di colza era in rialzo di 37,75 euro sulla scadenza di maggio a 778 euro, e di 53,50 euro sulla scadenza di agosto a 698,50 euro.

Il prezzo di chiusura più alto i semi della pianta è stato raggiunto già a gennaio 2022 sulle scadenze di febbraio, a un prezzo di 828 euro.

Per l’olio di palma la situazione è ulteriormente peggiorata da quando l’Indonesia, il primo produttore al mondo di olio di palma e responsabile del 50% delle forniture sul mercato mondiale, ha recentemente deciso di bloccare l’esportazioni a partire dal 28 aprile 2022, dopo dure proteste della popolazione a causa dell’aumento dei costi sul mercato interno e allo scopo di contrastarne la carenza sul mercato locale.

Ma gli effetti dei rialzi hanno coinvolto altri oli alimentari come quello di soia.
Il governo argentino ha annunciato, con effetto immediato, il blocco delle esportazioni di farina e olio di soia. Si ricorda che l’Argentina è il primo Paese esportatore di derivati della soia su scala mondiale.

Tre soli Stati al mondo (Argentina, Brasile e U.S.A)  realizzano oltre l’80% della produzione mondiale di soia.

Ma la lista dei divieti di esportazione di oli alimentari sta coinvolgendo altri Paesi produttori di cereali e semi oleosi, come Egitto, Ungheria, Serbia…Mettendo a rischio intere filiere agroalimentari.

Questo rialzo dei prezzi scaturito dalla guerra, sta degenerando anche a causa dell’oligopolio sulla filiera di diversi semi oleosi, e dal nuovo sovranismo alimentare di diversi Paesi produttori.

L'UCRAINA È IL PIÙ GRANDE PRODUTTORE ED ESPORTATORE DI OLIO DI GIRASOLE AL MONDO

Produzione mondiale di olio di girasole per nazione

In tutto il mondo, ogni anno, vengono prodotte mediamente oltre 15 milioni di tonnellate di olio di girasole.

Ucraina è il più grande produttore di olio di girasole al mondo con oltre 4 milioni di tonnellate di produzione all’anno.

Russia arriva secondo con circa 4 milioni di tonnellate di produzione annua.
Ucraina e Russia producono insieme oltre il 50% del totale sunflower oil mondiale.

Con 931.700 tonnellate di produzione all’anno, Argentina è il terzo produttore di olio di girasole.

Il consumo di olio di girasole in Italia

L’Italia consuma annualmente circa 700 mila tonnellate di olio di girasole ma ne produce solo 250 mila. La maggior parte del fabbisogno viene soddisfatto con importazione dall’Ucraina, di cui importiamo il 63% del nostro fabbisogno annuale.

A causa della guerra, scoppiata a fine febbraio 2022,  le importazioni sono bloccate, diverse navi che dovevano dirigersi in Italia, pronte a partire da Odessa e Mariupol, sono ferme nei porti; ovviamente è stata ormai compromessa anche la semina, ed ogni altra attività relativa, coltivazione, la raccolta, la lavorazione dei semi.

Per fare fronte a questa emergenza si sta addirittura ripiegando sull’olio di palma…Ma l’Indonesia ha bloccato l’export, per arginare le proteste interne per il rialzo del prezzo.

Il monopolio degli oli vegetali e il ruolo dell'olio di oliva

Negli ultimi decenni la tendenza mondiale è stata quella di accaparrarsi il monopolio nelle varie filiere agroalimentari (dalla produzione, modifica genetica, al controllo di semi e loro derivati), oppure di raggiungere il ruolo di preminenza nelle forniture che si sono verticalizzate.

Di recente si sta cercando di frenare l’uso degli oli vegetali, per usi energetici, come quello dell’utilizzo dell’olio di palma nei motori dell’auto, molto spesso all’insaputa dell’ignaro cittadino.

Secondo Transport&Environment, nel 2019 i conducenti europei hanno bruciato nei loro motori 20 volte più olio di palma di quanto ne ha usato la Ferrero per tutta la Nutella e i Kinder consumati nel mondo.

In pratica pochissimi hanno moltissimo,  gli “imperatori del cibo” si riducono a un paio di decine. Trattasi di poche multinazionali a produrre e vendere cereali e semi oleosi,  prodotti chimici contro muffe e parassiti, semi già geneticamente modificati per produrre molto e non poter essere liberamente ripiantati. Queste aziende multinazionali decidono come andrà il mercato, guidano le speculazioni, influenzano le Borse e i prezzi finali.

Se poi si parla di grande distribuzione alimentare, i nomi dei monopolisti del settore si riducono poco più di una decina multinazionali che controllano oltre 700 marchi alimentari, macinano 450 miliardi di dollari di fatturato annuo e 7.000 miliardi di capitalizzazione in Borsa, producono un utile pari ad oltre quello di tutti i Paesi poveri o emergenti del mondo. Decidono cosa va sul mercato, come deve essere prodotto, in che quantità. Quanto deve costare.

In questa tempesta senza precedenti, l’unico a non subire forti scossoni rimane l’olio di oliva, in quanto al momento l’intera filiera non è ancora in mano alle multinazionali, specie in Italia, forse perché a livello mondiale la produzione e il consumo dell’olio di oliva rimane ancora molto marginale rispetto agli altri oli alimentari.

Tempo un decennio, con la complicità dell’€uropa e delle potenti lobby, anche l’olio di oliva finirà in mano a pochi.

ToreJeo
Author: ToreJeo

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