Il valore reale dell’olio extravergine di oliva nell’era della crisi climatica globale

Sempre più consumatori si interrogano sui principali fattori che hanno determinato il rialzo dei prezzi dell’olio extravergine di oliva tra gli scaffali dei supermercati e nei frantoi oleari.

Cercheremo di analizzare le cause.

Il cambiamento climatico

Uliveti in Spagna tra Cordoba e Granada

Uliveti spagnoli tra Cordoba e Granada

Il motivo principale è il cambiamento climatico nel bacino del Mediterraneo specie in Spagna, il primo produttore mondiale e il nostro principale fornitore di olio extravergine, dove la grave siccità e il caldo prolungato hanno condizionato le ultime due campagne olearie, dimezzando la produzione di olio di oliva.

Prima, le temperature elevate in piena fioritura hanno causato la perdita dei fiori ed una riduzione dell’allegagione, e poi la scarsità delle piogge che hanno fortemente limitato il consumo di acqua necessario per sostenere gli uliveti super-intensivi spagnoli, hanno determinato il disastro produttivo.

Infatti, la produzione spagnola è passata in pochi anni da 1,8 milioni di tonnellate del 2018-2019 ai 1,4 milioni del 2020-21 e 2021-22 fino alle appena 663 mila tonnellate della campagna olearia 2022-2023.

Per la campagna in corso 2023-2024 si stima una produzione appena superiore alle 765.000 tonnellate, il 15% in più rispetto alla campagna olearia precedente, ma il 34% in meno rispetto alla media delle ultime 4 campagne olearie (dal 2018 al 2022).

Parallelamente, il Ministero dell’Agricoltura del Paese iberico stima che le scorte di olio di oliva spagnolo siano pari a 257.000 tonnellate, inferiori rispettivamente del 43% e del 52% rispetto alle scorte iniziali della campagna precedente e delle ultime quattro campagne olearie.

Anche in Italia, il cambiamento climatico ha determinato un crollo produttivo in diverse zone olivicole per la campagna olearia in corso, a causa della pioggia in primavera durante l’allegagione e per il prolungato caldo/siccità a fine estate/inizio autunno.

Il declino dell'olivicoltura italiana

Uliveto secolare in Calabria

In secondo motivo è che negli ultimi due decenni, il patrimonio olivicolo italiano ha subito un drastico abbandono di aree coltivate a oliveti di oltre il 25%, senza considerare la perdita di circa 21 milioni di olivi colpiti da Xylella fastidiosa.
Si è passati da una media di oltre 500 mila tonnellate di olio di oliva del primo decennio del nuovo millennio a meno di 300 mila tonnellate negli ultimi 10 anni.
Il fenomeno dell’abbandono degli uliveti si registra anche in Spagna e in altri Paesi olivicoli.

L’attuale campagna olearia italiana è quasi tutta concentrata nella Regione Puglia (2/3 delle 241.000 tonnellate di produzione attesa/stimata nell’intero territorio nazionale).

L'aumento dei costi negli oliveti e nei frantoi oleari

Produzione media olio di oliva decennio precedente

Il terzo motivo è l’aumento dei costi della produzione a livello globale sia nella gestione dell’uliveto (concimazione, potatura e raccolta) e sia nel frantoio oleario (energia elettrica in primis).

Nelle varie regioni olivicole italiane il prezzo delle olive ha superato quota 100 euro al quintale, nonostante le rese ancora basse .
Con ricavi medi al di sotto di 1 euro per chi compra olive per poi vendere l’olio prodotto, sempre se si riesce a venderlo ai consumatori finali, alle prese con il carovita e gli italiani con gli stipendi tra i più bassi d’Europa.

Il calo dei consumi dell'olio di oliva

Nel frattempo si assiste ad un calo dei consumi di olio di oliva.
Nei primi mesi del 2023, nella grande distribuzione italiana, le vendite dell’olio extra vergine di oliva sono calate del 9%. Una flessione che diventa -11% se si considera anche l’olio d’oliva, quello più economico, almeno fino a qualche mese fa.

Analogo trend negativo anche a livello internazionale, secondo i dati forniti di recente dalla Commissione Ue i consumi globali di olio d’oliva nel 2023 hanno subito una flessione del 18%.

 

Le nostre conclusioni

E’ del tutto evidente che la filiera olearia è ormai in balia dei forti squilibri innescati dal cambiamento climatico e dal caro energia, ai quali nessuno riesce a mitigare/affrontare.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, con effetti negativi sia a livello economico che sociale, con l’abbandono degli uliveti e di conseguenza incendi, segue il dissesto idrogeologico che aggraveranno ancora di più i già devastanti effetti del cambiamento climatico.

L’Unione Europea deve rivedere la politica agricola comunitaria, non più incentrata sulla produzione, ma su come mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Il consumatore deve essere sempre più consapevole ed informato nel sostenere gli olivicoltori e i frantoiani, con acquisti diretti e programmati in modo da determinare un prezzo equo per tutti.

Infine introdurre l’intelligenza predittiva negli uliveti per monitorare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico e gli attacchi parassitari, piantare nuovi uliveti con delle cultivar resistenti alle alte temperature e alla scarsità idrica, ormai una costante piaga.

Nei frantoi oleari incentivare le nuove tecnologie per aumentare le rese, la qualità dell’olio prodotto e di ridurre i consumi di acqua ed energia elettrica.

Urge un patto etico-sociale per salvare l’olio di oliva, il simbolo della dieta Mediterranea, e l’ammortizzatore sociale di diversi Paesi.

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Sono anni che Frantoionline.it pubblica articoli sul tema

LA SPECULAZIONE ALTERA I PREZZI DELL’OLIO DI OLIVA ITALIANO, pubblicato il 26 novembre del 2019
Andamento della produzione nazionale di olio dal 2009 a oggi.

Fonte: Edagricole. Andamento della produzione nazionale di olio dal 2009 a oggi.

“Le oscillazioni di prezzo dell’olio di oliva si sono fatte molto più forti, frequenti e imprevedibili, in parte per il cambiamento climatico, che ha moltiplicato gli eventi meteorologici estremi e in parte per gli attacchi di parassiti. Ma nell’ultimo periodo, almeno per l’olio di oliva 100% italiano, siamo di fronte ad una bolla speculativa iniziata con la pubblicazione di dati produttivi distorti ed enfatizzati dai media.”

Leggi anche l’articolo completo del 2019: https://www.frantoionline.it/la-speculazione-altera-i-prezzi-dellolio-di-oliva/

L’APOCALISSE DELL’OLIO ITALIANO, pubblicato il 15 novembre del 2014

Olio Extravergine sottocosto, come prodotto civetta

…Tutto vero, solo che questo peggioramento climatico che influisce sulla produzione e sulla qualità dell’olio, è iniziato da almeno 10 anni, anche di più. In questi anni produrre dell’ottimo extravergine di oliva è diventato sempre più oneroso, specialmente per il biologico. Se poi si aggiungono gli aumenti dei vari costi di produzione, le tasse e la burocrazia la situazione era già spaventosa da anni.

Spesso il prezzo di vendita non copriva neanche i costi di produzione, con il sistematico abbandono di interi oliveti e con conseguenze disastrose su tutta la filiera  olearia.

Leggi l’articolo completo del 2014: https://www.frantoionline.it/lapocalisse-dellolio-italiano/

ToreJeo
Author: ToreJeo

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