Perché consumare più olio d’oliva può aiutare a combattere i cambiamenti climatici

Per millenni esiste una foresta mediterranea di ulivi che proteggono dalla desertificazione e puliscono l'atmosfera rimuovendo il carbonio da essa, oltre gli innumerevoli benefici alla salute dei consumatori e all'economia dei Paesi produttori.

L'olio di oliva e la riduzione dell'anidride carbonica

Il vicedirettore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) Jaime Lillo, durante il secondo Simposio Internazionale sull’Olio di Oliva e la Salute dell’Università di Yale tenutosi dal 1 al 4 dicembre 2019 a Delphi (Grecia), ha sostenuto che anche se i cambiamenti climatici creano modelli meteorologici irregolari - con il risultato delle fluttuazioni più drammatiche mai viste nella quantità prodotta di olio d'oliva da una campagna olearia a quella successiva - gli ulivi possono aiutarci a evitare la catastrofe climatica.

COI

Infatti il COI ha sviluppato uno strumento di valutazione e sponsorizzato ricerche approfondite sulla coltivazione dell'olivo, la produzione di olio di oliva e l'imbottigliamento, considerando i metodi utilizzati per circa il 95% della produzione di olio d'oliva in diverse parti del mondo.

Si è scoperto che per ogni litro di olio d'oliva prodotto, 10,65 kg di CO2 (anidride carbonica) vengono rimossi dall'atmosfera.

Quindi gli oliveti sono pozzi di carbonio: un ettaro di olivo può compensare l'impronta di carbonio di una persona e la produzione mondiale di olio d'oliva assorbe la CO2 (nota pure come biossido di carbonio o diossido di carbonio) di una città delle dimensioni di Hong Kong.

L'olio extravergine di oliva non solo fa bene alla salute, ma contribuisce anche alla salute del pianeta aiutando a combattere i cambiamenti climatici.

GAEA

La nota azienda olearia greca GAEA ha prodotto il primo olio di oliva al carbonio neutro al mondo. 
Ha raggiunto questo obiettivo misurando le emissioni di anidride carbonica durante il ciclo di produzione dell'olio d'oliva, dall'uliveto, al frantoio oleario fino allo scaffale del supermercato (comprese l'emissioni per l'imbottigliamento e per il trasporto).

GAEA ha inizialmente scoperto che i pesticidi e i fertilizzanti che venivano utilizzati negli uliveti rappresentavano quasi il 70% dell'impronta di carbonio del loro olio di oliva, infatti per ogni Kg di olio extravergine d'oliva convenzionale prodotto/venduto venivano emessi 4,08 Kg di anidride carbonica e appena 1,87 Kg di anidride carbonica per ogni Kg di olio extravergine d'oliva biologico.

Comunque molto meglio della produzione dei pomodori con 35 Kg di anidride carbonica emessa per ogni Kg prodotto, o rispetto a 70 Kg di anidride carbonica emessa per ogni Kg di manzo.

Quindi non è stata la produzione di bottiglie di vetro o il trasporto in varie parti del mondo a causare il 70% dell'impronta di carbonio dell'olio di oliva prodotto in modo convenzionale, ma la piccola quantità di fertilizzanti e pesticidi utilizzati dagli olivicoltori.

Ciò significava che potevano ridurre sostanzialmente tale impronta aumentando la loro dipendenza dalla produzione biologica.

Infine a differenza dell'olio di palma e di altri oli vegetali e di semi la cui produzione è troppo spesso associata alla deforestazione, l'olio d'oliva è il succo di un frutto coltivato in una foresta permanente di alberi sequestratori di carbonio.

In conclusione, consumando più olio extravergine di oliva, meglio se biologico, sosteniamo le foreste di ulivi che possono aiutare a proteggere il nostro pianeta.

ToreJeo
Author: ToreJeo

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