Xylella in Calabria

Xylella: il Piano della Regione Calabria, gli obblighi per le aziende e cosa dice la ricerca

Il 1° settembre 2026 la Regione Calabria ha pubblicato il Decreto dirigenziale n. 14746. Il giorno successivo è arrivato il Piano d’azione, protocollo n. 718939. Sette olivi in contrada Olivetella, agro di Taurianova, sono risultati positivi a Xylella fastidiosa sottospecie pauca: la stessa che dal 2013 ha stravolto l’olivicoltura salentina.

È il primo focolaio accertato in Calabria. Questo articolo raccoglie in un unico documento quello che è stato ufficialmente stabilito, quello che la ricerca ha dimostrato e quello che le aziende sono tenute a fare.


Come si è arrivati all’accertamento

15 luglio 2026. Un privato, proprietario di un fondo in contrada Olivetella, segnala piante con sintomi sospetti al Servizio fitosanitario regionale.

23 luglio e 6-7 agosto. Sopralluoghi fitosanitari, con prelievi da 35 piante tra olivo e altre specie ospiti.

23-28 luglio. I campioni partono verso tre laboratori: il laboratorio ARSAC di Locri per analisi RT-LAMP, quello ARSAC di San Marco Argentano per RT-Real time PCR, e il Laboratorio del Servizio fitosanitario della Regione Lombardia — che per convenzione è il laboratorio fitosanitario ufficiale della Calabria — per analisi molecolari con metodo e tecnica EPPO PM 7/24 rev 5.

14 agosto. I campioni vengono trasmessi al Laboratorio nazionale di riferimento, Sezione di Batteriologia del CREA Difesa e Certificazione di Roma.

17 agosto. I rapporti di prova confermano la presenza del batterio su sette piante di olivo.

27 agosto. La relazione tecnica e fitosanitaria arriva alla Regione.

1-2 settembre. Decreto di delimitazione e Piano d’azione.

Il dirigente del Servizio fitosanitario regionale, Giovanni Pandullo, ha dichiarato ad AgroNotizie che parte del personale ha rinunciato o spostato le ferie per assicurare tempi brevi negli accertamenti.

Le aree delimitate

Il decreto istituisce, ai sensi dell’articolo 4 del Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1201:

  • una zona infetta di 50 metri di raggio attorno alle piante risultate infette, interamente nel Comune di Taurianova
  • una zona cuscinetto di 2,5 chilometri attorno alla zona infetta, che interessa porzioni dei territori comunali di Taurianova, Cittanova e Terranova Sappo Minulio

Su 35 campioni prelevati da piante singole e sintomatiche, 7 sono risultati positivi e 28 negativi. Tutte le positività ricadono nella zona infetta; nel cuscinetto, allo stato, non risultano positivi.

L’area delimitata sarà revocata soltanto se le indagini non rileveranno la presenza dell’organismo nocivo per quattro anni consecutivi.

Sull’origine del focolaio

L’indagine di tracciabilità non è stata resa pubblica. Le ipotesi al vaglio, riportate dalla stampa specializzata, sono due: sputacchine trasportate accidentalmente in automobile dopo un soggiorno in Salento, oppure la piantumazione di essenze alloctone provenienti da vivai colpiti dall’infezione.

L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, parlando al Quotidiano del Sud, ha indicato che il focolaio potrebbe essere partito da un contesto domestico: dall’ulivo presente nel giardino di un’abitazione. Resta da chiarire come il batterio sia arrivato su quella pianta.

Un elemento orienta la valutazione: gli esperti si attendevano un eventuale ingresso del batterio dalle aree settentrionali della regione, per contiguità con la Puglia. È comparso all’estremità opposta.


Il vettore: come funziona il contagio

Chi trasmette il batterio

Il decreto individua tre insetti vettori: Philaenus spumarius, Neophilaenus campestris e Philaenus italosignus. Il Piano d’azione identifica Philaenus spumarius — la sputacchina media — come il vettore più efficace nella trasmissione.

Due fatti sperimentali chiariscono un equivoco molto diffuso.

La sputacchina nasce sana. Si infetta esclusivamente nutrendosi su una pianta già infetta, e da quel momento resta portatrice. Le erbe spontanee non sono un serbatoio del batterio: sono il luogo dove l’insetto si sviluppa.

Le forme giovanili non portano il batterio. Oltre 500 individui di IV età raccolti sulla vegetazione spontanea in oliveti con infezioni conclamate sono stati analizzati: tutti negativi.

Il ciclo annuale

  • Inverno: sverna allo stadio di uovo, deposto sui residui vegetali al suolo
  • Da fine febbraio ad aprile: le uova schiudono progressivamente e le neanidi si insediano sulle erbacee, protette dalla schiuma, senza volare
  • Fine aprile-inizio maggio: compaiono gli adulti alati, che si spostano dalla vegetazione erbacea verso le chiome delle piante arboree
  • In chioma gli adulti possono acquisire il batterio, se la pianta è infetta
  • Dopo le prime piogge di fine estate: tornano sulle erbacee per la deposizione

Il Piano d’azione sottolinea che il monitoraggio degli adulti serve anche a identificare il periodo in cui si spostano dalle erbacee alle chiome, perché è opportuno che i trattamenti siano effettuati prima che i vettori abbiano acquisito il batterio.

Quanto si sposta

Uno studio di dispersione condotto con tecnica mark-release-recapture su 6.500 individui marcati in oliveto pugliese, pubblicato su Environmental Entomology, ha misurato: mediana di dispersione giornaliera di 26 metri, 50% delle ricatture entro 30 metri dal punto di rilascio, distanza massima di ricattura 155 metri, dispersione stimata sull’intera vita dell’adulto 374 metri. L’insetto si sposta prevalentemente a livello erbaceo, tra i 15 e i 70 centimetri da terra.

Il Piano d’azione richiama espressamente il rischio di trasporto passivo: gli insetti vettori possono essere trasferiti da zone infette ad altri contesti attraverso indumenti, parti del corpo delle persone, autoveicoli e altri mezzi di trasporto. Per questo tra i siti di monitoraggio figurano anche quelli limitrofi alle strade di grande percorrenza e alle ferrovie che collegano le zone infette al resto del territorio regionale.

Come riconoscere i sintomi

Il batterio colonizza i vasi xilematici e ne ostacola la funzionalità. I sintomi da cercare:

  • disseccamenti della chioma che interessano rami isolati, intere branche o l’intera pianta
  • foglie disseccate parzialmente, a partire dall’apice o dal margine
  • imbrunimenti interni del legno, visibili al taglio di rami, branche e fusto

Sono sintomi aspecifici, confondibili con lo stress idrico e con altre patologie. In Puglia si parla di Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo perché al batterio si associano il rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) e alcuni miceti lignicoli vascolari. Solo l’analisi di laboratorio fornisce una risposta certa.

Va inoltre considerato che l’incubazione su olivo è lunga: la pianta può essere infetta e già infettante mesi prima che compaia il primo sintomo visibile.


Gli obblighi previsti dal Piano d’azione

Eradicazione nella zona infetta

Si applicano le misure di eradicazione previste dall’articolo 7 del Regolamento (UE) 2020/1201, con distruzione in situ delle piante estirpate: prioritariamente le piante infette, successivamente le piante specificate ricadenti nella zona infetta.

La rimozione avviene sotto il controllo del Servizio fitosanitario regionale, che vi provvede direttamente o tramite enti e aziende incaricate.

Prima delle estirpazioni si effettuano trattamenti contro il vettore nell’area interessata — con metodi chimici, biologici o meccanici secondo le condizioni locali — per evitare la diffusione dell’organismo nocivo durante le operazioni. I trattamenti non si effettuano nel periodo novembre-marzo, salvo che il monitoraggio rilevi ancora adulti sulle piante arboree.

L’apparato radicale delle piante infette deve essere completamente estirpato oppure, se non tecnicamente possibile, trattato con prodotti devitalizzanti per impedire l’emissione di nuovi polloni infetti.

Per gli olivi monumentali ufficialmente riconosciuti e risultati non infetti alle analisi si applica la deroga prevista dal comma 3 dell’articolo 7 del Regolamento.

La procedura di notifica ai proprietari

Il Piano fissa tempi stretti:

  • il Servizio fitosanitario identifica i dati catastali e i proprietari ed emana i provvedimenti ingiuntivi
  • i provvedimenti sono pubblicati per 5 giorni all’albo pretorio del Comune competente
  • il proprietario comunica entro massimo 2 giorni lavorativi dal termine della pubblicazione se intende estirpare volontariamente o avvalersi del Servizio fitosanitario
  • in caso di estirpazione volontaria, deve procedere entro massimo 5 giorni lavorativi
  • se la esegue l’ente incaricato, entro massimo 10 giorni dalla comunicazione
  • se il proprietario non comunica nulla, la procedura di rimozione si avvia entro e non oltre 10 giorni
  • in caso di rifiuto, il Servizio fitosanitario o gli enti incaricati eseguono la rimozione forzosa, informando il Prefetto e le Forze dell’Ordine

Movimentazione della legna

La legna priva di rami e foglie non costituisce un pericolo di diffusione del batterio, resta nella disponibilità del proprietario e può essere movimentata.

Per la legna costituita da tronco e branche principali proveniente dalle zone infette, trascorso un ciclo vegetativo dal taglio e previa autorizzazione del Servizio fitosanitario, la movimentazione è consentita a queste condizioni: la ditta che acquista, movimenta o utilizza legna o cippato dall’area infetta verso area indenne, e il proprietario che effettua tali operazioni, devono essere autorizzati previa richiesta al Servizio fitosanitario e comunicazione al Comando Regionale dei Carabinieri Forestali almeno 7 giorni prima dello spostamento, dichiarando zona di origine, comune di destinazione, destinatario, quantità, data dello spostamento, targa dell’automezzo e, in caso di trasporto su nave, porto di partenza.

Il carico legnoso o cippato deve sempre viaggiare coperto con teloni. I Carabinieri Forestali effettuano controlli a campione lungo le strade in uscita dalle aree infette. In caso di imbarco, se il carico presenta legna o cippato con vegetazione fogliare, il camion viene respinto e si applicano le sanzioni previste.

Lotta alle forme giovanili del vettore

Le lavorazioni superficiali del terreno nel periodo primaverile — arature, fresature, erpicature e trinciature — eliminano le piante erbacee su cui le forme giovanili completano il ciclo vitale e contribuiscono a ridurre la popolazione del vettore.

Occorre intervenire prima che l’insetto raggiunga il picco del IV stadio giovanile. Le lavorazioni vanno eseguite per aree omogenee, tenendo conto del ciclo del vettore e delle condizioni pedoclimatiche.

Nelle aree in cui l’accesso con mezzi meccanici è difficile o impossibile — declivi, bordi strada, banchine, rotatorie — si può intervenire con mezzi fisici: pirodiserbo o vapore. Solo in caso di impossibilità di intervento con questi mezzi si ricorre a trattamenti diserbanti, privilegiando prodotti a basso impatto.

L’obbligo: una lavorazione superficiale del terreno dal 1° aprile al 30 maggio, nell’intero agro comunale dei comuni ricadenti anche parzialmente nelle aree delimitate. Il Servizio fitosanitario può estendere l’obbligo a parte o a tutto il territorio regionale con appositi provvedimenti. Nel restante territorio le lavorazioni sono fortemente consigliate.

Le lavorazioni devono essere eseguite sia dai proprietari e conduttori di terreni agricoli, sia dai proprietari e gestori, pubblici e privati, delle superfici agricole non coltivate, delle aree a verde pubblico, dei bordi delle strade, dei canali e delle superfici demaniali.

Dove sono in atto colture erbacee e sono presenti piante di olivo, le lavorazioni vanno effettuate nell’area sottostante la pianta.

Il controllo sulla corretta esecuzione è realizzato dal Servizio fitosanitario e dai Carabinieri Forestali, anche con l’ausilio di rilievi aerofotogrammetrici.

Lotta agli adulti

I trattamenti fitosanitari contro gli adulti sono obbligatori nell’intero agro comunale dei comuni ricadenti nelle aree delimitate in cui si applicano misure di eradicazione, e nei comuni in area indenne dove siano rilevati vettori infetti.

Numero e periodo degli interventi dipendono dall’andamento della popolazione adulta, influenzato dal clima e dall’altimetria della zona. Le indicazioni sul periodo di esecuzione sono disposte dal Servizio fitosanitario e pubblicate sui siti istituzionali della Regione Calabria e di ARSAC.

I trattamenti vanno effettuati con insetticidi autorizzati sulla specie e per il controllo dei vettori di X. fastidiosa, rispettando quanto prescritto in etichetta. Il Servizio fitosanitario comunica con appositi provvedimenti le sostanze attive autorizzate e quelle autorizzate in via eccezionale anche per le aziende in regime di agricoltura biologica.

Nessun trattamento nel periodo novembre-marzo, in quanto non necessario.

Misure consigliate su tutto il territorio regionale: spollonatura nel periodo estivo, per eliminare le parti delle piante particolarmente attrattive per i vettori, e potatura con cadenza almeno biennale delle piante arboree ospiti, per ridurre la vegetazione appetibile e creare un microclima sfavorevole allo sviluppo del vettore.

Contro il trasporto passivo

Il Piano raccomanda espressamente:

  • assicurarsi di non avere insetti vettori su abiti e scarpe prima di risalire sui mezzi di trasporto
  • evitare il parcheggio e la sosta di autoveicoli e altri mezzi in campi o aree ospitanti specie ospiti del batterio o dei vettori
  • prediligere, per giardini, parcheggi e aree frequentate da veicoli nelle aree indenni e nelle zone cuscinetto, specie vegetali non ospiti
  • coprire con teloni gli automezzi adibiti al trasporto di prodotti agricoli o di legna proveniente da piante infette

Monitoraggio e sorveglianza

Il monitoraggio dei vettori ha inizio a metà marzo e prosegue fino a fine ottobre di ciascun anno. I siti di allerta sono selezionati sia nelle aree delimitate sia in quelle indenni, in areali omogenei per caratteristiche altimetriche, climatiche ed ecologiche, tra: siti incolti, appezzamenti in regime di agricoltura biologica, appezzamenti in regime di integrato, siti limitrofi alle zone infette, siti limitrofi a strade di grande percorrenza e ferrovie, siti limitrofi ai vivai, siti limitrofi alle regioni confinanti.

Il Servizio fitosanitario e ARSAC pubblicano i dati del monitoraggio e forniscono informazioni sul periodo di esecuzione delle misure obbligatorie per aree omogenee.

Nelle aree delimitate dove si applicano misure di eradicazione, lo schema di campionamento è dimensionato per rilevare un tasso di presenza di piante infette dello 0,001% con livello di confidenza almeno del 95%. Per la fascia di 2,5 chilometri della zona cuscinetto il Piano prevede 5.880 test su una popolazione stimata di 80.000 piante ospiti, distribuite su 1.200 ettari di oliveti e 500 ettari di altre aree.

Controlli ufficiali e sanzioni

Nei vivai: ispezioni presso gli operatori professionali autorizzati almeno una volta l’anno, con campionamenti e prove. Nell’area indenne il controllo verifica il rispetto delle condizioni per lo spostamento delle piante specificate. È previsto un controllo rafforzato per le piante da impianto, escluse le sementi, di Coffea, Lavandula (angustifolia, dentata, x intermedia, latifolia, stoechas), Nerium oleander, Olea europaea, Polygala myrtifolia, Prunus dulcis e Salvia rosmarinus, considerate maggiormente sensibili.

Ai posti di controllo frontaliero: Porto di Gioia Tauro, Porto di Corigliano e Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme, con controlli documentali, di identità e fisici.

Sanzioni: la mancata osservanza delle misure fitosanitarie obbligatorie comporta, ai sensi del comma 15 dell’articolo 55 del D.Lgs. 19/2021, una sanzione amministrativa da 1.000 a 6.000 euro.

Divieto di impianto e reimpianto

Nelle aree delimitate è disposto il divieto di movimentazione, per operatori professionali e centri di giardinaggio, delle piante specificate ritenute sensibili alla sottospecie pauca.

Nella zona infetta è autorizzato l’impianto delle sole varietà di olivo Leccino, Lecciana, Leccio del Corno e Favolosa (FS17), in quanto risultate resistenti o tolleranti a Xylella fastidiosa sottospecie pauca.

Il Piano precisa che le altre piante ospiti della sottospecie pauca «saranno oggetto di successivo approfondimento e valutazione».

Risorse

Il decreto dichiara che il provvedimento non comporta impegno finanziario a carico del Bilancio Regionale. Il Piano d’azione indica che, per avviare la fase emergenziale con le prime misure ufficiali di eradicazione e distruzione, è in itinere una richiesta di reiscrizione di somme derivanti da avanzo di amministrazione corrispondente a 300.000 euro sul bilancio regionale 2026, con fondi vincolati provenienti dal MASAF.

Ulteriori risorse possono essere assegnate attraverso il Fondo per la protezione delle piante, e il Servizio fitosanitario centrale può presentare alla Commissione UE richiesta di cofinanziamento delle spese sostenute per indagine ed eradicazione.


Cosa dice la ricerca

Non esiste una cura

È il punto da cui parte ogni valutazione. Il batterio vive nei vasi xilematici, un ambiente che nessun agrofarmaco raggiunge in concentrazione efficace. Il presidente della Federazione regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Calabria, Alessandro Guagliardi, lo ha messo per iscritto: allo stato attuale non esiste un trattamento in grado di eliminare il batterio da una pianta infetta in pieno campo.

Non è una carenza di ricerca. Negli Stati Uniti la malattia di Pierce, causata da un’altra sottospecie di Xylella sulla vite, si combatte da oltre un secolo e ancora oggi si dispone soltanto di strumenti preventivi.

Va inoltre chiarito un equivoco che in Puglia è costato molto: gli insetticidi agiscono sul vettore, non sul batterio. Nessun trattamento insetticida risana una pianta già infetta; riduce soltanto la probabilità di nuove trasmissioni.

Mitigazione dei sintomi

Esistono invece trattamenti che attenuano il decorso senza eliminare il patogeno.

Studi sperimentali indicano che zinco e rame presenti nello xilema limitano la moltiplicazione del batterio. Su questa base è stato messo a punto un protocollo di lavaggi fogliari con composti contenenti zinco, rame e acido citrico, associato al ricercatore del CREA Marco Scortichini, applicato da molti olivicoltori con l’obiettivo di ridurre la carica batterica nei vasi. Le prove in campo hanno mostrato una riduzione della gravità dei sintomi su cultivar suscettibili.

L’endoterapia è stata sperimentata per indurre nuova vegetazione su piante compromesse. È un intervento sintomatico, applicabile a piante di alto valore.

I prodotti barriera — caolino micronizzato e zeoliti — creano sulla chioma una barriera meccanica che disturba la nutrizione della sputacchina e riduce lo stress da calore estivo. Prove condotte in Puglia con applicazioni a calendario di caolino su piante sane esposte per due anni a infezione naturale hanno dato risultati definiti incoraggianti, con sperimentazione ancora in corso.

La genetica

Le cultivar riconosciute resistenti o tolleranti alla sottospecie pauca sono Leccino, Favolosa FS17, Lecciana e Leccio del Corno. La tolleranza è associata alla capacità di contenere la moltiplicazione batterica nei vasi, a caratteri anatomici come il ridotto diametro dei vasi xilematici e a un microbiota endofitico che resta stabile durante l’infezione, mentre nelle cultivar suscettibili va in disbiosi.

Resistente non significa immune: la pianta si infetta comunque e resta fonte di acquisizione per il vettore.

Sulle cultivar calabresi lo stato delle conoscenze è incompleto. Il dottore agronomo Thomas Vatrano ha rilevato che alcuni dati indicano la Carolea come varietà sensibile, ma mancano informazioni approfondite su molte altre cultivar locali: la Calabria conta circa 30-35 varietà coltivate, con forte predominanza della Carolea.

Il patrimonio genetico regionale è ampio. Uno studio coordinato con il CNR di Perugia e pubblicato su Frontiers in Plant Science, di cui Vatrano è coautore, ha analizzato piante ancestrali e ultrasecolari calabresi raccogliendo 192 campioni, di cui 88 inediti nel database internazionale NCBI, e individuando tre piante poliploidi. Il campo di germoplasma di Mirto Crosia conserva circa 450 varietà di olivo.

I progetti di ricerca in corso

Il CREA coordina quattro dei undici progetti finanziati dal MASAF sulla Xylella.

DIACOX — diagnosi come strumento di prevenzione, coordinato dal CREA Difesa e Certificazione. Sono stati messi a punto un kit portatile di analisi, un naso elettronico supportato da intelligenza artificiale e sistemi basati su immagini satellitari per determinare con anticipo le situazioni di stress degli oliveti e le zone più esposte al rischio.

COVEXY — contenimento dei vettori con metodi a basso impatto ambientale, coordinato dal CREA Difesa e Certificazione. Ha portato all’identificazione di due nuove specie di nematodi parassiti della sputacchina, di composti naturali presenti negli oli essenziali e di microrganismi capaci di influenzare il comportamento del vettore.

GENFORAGRIS — fenotipizzazione di genotipi resistenti, coordinato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura. Sono stati individuati circa 30 genotipi di olivo con ridotta presenza del batterio e 9 senza carica batterica rilevata, con caratteristiche interessanti per adattamento, produttività e tolleranza agli stress ambientali.

NOVIXGEN — valorizzazione della biodiversità e selezione di materiale tollerante, coordinato dal CREA Olivicoltura. Sono stati selezionati e caratterizzati 200 genotipi di olivo nelle aree colpite del Salento e sono state identificate regioni del genoma associate alla tolleranza.

Sul telerilevamento, una valutazione condotta su oltre 7.000 olivi con imaging iperspettrale e termico ad alta risoluzione, pubblicata su Nature Plants, ha dimostrato la fattibilità della rilevazione pre-visiva: le alterazioni dei tratti funzionali della pianta risultano rilevabili mesi prima della comparsa dei sintomi, con accuratezza superiore all’80% confermata da qPCR.

Altre linee sperimentali: tensioattivi ecosostenibili studiati dall’Università di Bari, che in prove hanno ridotto del 99% la sopravvivenza dei vettori allo stadio giovanile; ossido di carlina estratto da Carlina acaulis e formulato in nanoemulsioni, studiato dall’Università di Camerino per la tossicità per ingestione e l’effetto repellente; N-acetilcisteina per la disgregazione della matrice del biofilm batterico; batteriofagi nell’ambito del progetto BacXyl; RNA interference su geni bersaglio del vettore.

Il controllo biologico

La predazione naturale non risulta una fonte rilevante di mortalità per Philaenus spumarius. I candidati studiati:

  • Ooctonus vulgatus, parassitoide delle uova, che uccide l’ospite prima che possa acquisire il batterio. In Corsica sono stati misurati tassi di parassitismo variabili fino al 69%. Manca la fase di allevamento massale e rilascio
  • Verrallia aucta, parassitoide degli adulti, che li sterilizza ma li uccide solo dopo 10-11 settimane, durante le quali continuano a diffondere il batterio. Prevalenza massima misurata in Italia settentrionale: 17,5%
  • Zelus renardii, predatore generalista nordamericano, per il quale il rilascio massale comporta rischi per gli artropodi utili locali e la cui efficacia in campo non è ancora dimostrata

Il Piano d’azione riconosce esplicitamente che sono ancora parziali gli studi per individuare strumenti alternativi di controllo dei vettori coerenti con i principi dell’agricoltura sostenibile e della salvaguardia della biodiversità.

Il ruolo delle pratiche agronomiche

Un rapporto del CNR individua tra i fattori di rischio maggiori, accanto alle cultivar suscettibili e ai cambiamenti climatici avversi, le tecniche agronomiche che impoveriscono la fertilità del suolo protratte nel tempo.

Il collegamento non riguarda il vettore ma la pianta: un olivo su suolo depauperato, in stress idrico e nutrizionale cronico, ha minore capacità di reggere l’infezione. Diversi olivicoltori pugliesi riconoscono che nei decenni precedenti l’epidemia si erano affermate pratiche che hanno indebolito gli alberi: uso massiccio di diserbanti sistemici, potature drastiche eseguite per ricavare legna e senza trattamenti disinfettanti, concimazione chimica anziché organica, impianti con sesti eccessivamente ristretti poi abbandonati.

Va tenuta ferma la distinzione: una buona gestione agronomica aumenta la resilienza della pianta, cioè la capacità di reggere più a lungo. La resistenza è un carattere genetico della cultivar e non si costruisce con la nutrizione.

Le pratiche di gestione consigliate dai tecnici

Oltre a quanto prescritto dal Piano, i tecnici indicano alcune pratiche di gestione ordinaria:

Potatura di sfoltimento annuale, per mantenere la chioma aerata e illuminata, ridurre il microclima umido gradito all’insetto e favorire la penetrazione dei trattamenti fogliari.

Eliminazione tempestiva delle parti secche, recidendo diversi centimetri al di sotto della zona visibilmente malata.

Eliminazione di polloni e succhioni, che costituiscono tessuto giovane particolarmente attrattivo per il vettore.

Disinfezione delle lame degli attrezzi di potatura nel passaggio da una pianta all’altra, per evitare la trasmissione di funghi e patogeni opportunisti, e protezione dei tagli più grandi con mastice rameico.

Nutrizione fogliare precoce in primavera, prima della fioritura, con formulati bilanciati e biostimolanti contenenti microelementi.

Concimazione organica in autunno e inverno, con irrigazione dove possibile per alleviare lo stress idrico.


Cosa deve fare un’azienda in area indenne

Fuori dalle aree delimitate le lavorazioni del terreno sono fortemente consigliate. Le indicazioni della Federazione regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Calabria sono:

  • mantenere alta la sorveglianza sugli impianti
  • segnalare tempestivamente ogni sintomo sospetto al Servizio fitosanitario regionale
  • utilizzare esclusivamente materiale vivaistico regolare e tracciato, con passaporto fitosanitario
  • eseguire le lavorazioni primaverili del terreno
  • praticare la potatura almeno biennale
  • effettuare la spollonatura estiva delle piante ospiti

Il Piano prevede che ulteriori misure possano essere rese obbligatorie dal Servizio fitosanitario qualora il monitoraggio evidenzi nuovi rischi o la presenza di vettori infetti.

Una raccomandazione merita particolare attenzione: il controllo del materiale vegetale in ingresso. Il batterio è arrivato in Puglia, in Francia, in Spagna e in Portogallo attraverso piante commercializzate. La sputacchina si sposta 26 metri al giorno; un mezzo di trasporto ne percorre centinaia di chilometri.


Le posizioni delle organizzazioni

Federazione regionale degli Agronomi. Chiede risorse per gli indennizzi, sostegni alla continuità aziendale, assistenza tecnica e reimpianto, sul principio che il costo di misure prese nell’interesse generale non può ricadere soltanto sui proprietari. Il presidente dell’Ordine di Reggio Calabria, Michele Valenzise, ha inoltre sostenuto che la tutela del paesaggio non può essere contrapposta alla tutela fitosanitaria, poiché il paesaggio olivicolo è un sistema vivente e produttivo che non coincide con la conservazione del singolo albero.

Distretto del Cibo del territorio rurale vibonese. La presidente Luisa Caronte ha chiesto l’applicazione delle misure di eradicazione, monitoraggio e restrizione della movimentazione senza deroghe né indugi, la collaborazione attiva di agricoltori, aziende e vivaisti, e indennizzi rapidi per le aziende coinvolte nei piani di eradicazione.

Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il professor Leonardo Schena, ordinario di Patologia Vegetale, ha definito l’evento grave ma gestibile, sottolineando che la situazione odierna è diversa da quella pugliese di dodici-tredici anni fa, quando la Xylella non era conosciuta come patogeno dell’olivo. Ha indicato il tempismo come fattore fondamentale e non ha escluso che altri focolai possano essere già presenti in altre zone della regione. Ha inoltre richiamato il rischio delle piante ospiti asintomatiche, che possono trasmettere il batterio pur apparendo sane.

Agronomo Thomas Vatrano. Ha sottolineato che non esiste un farmaco per la Xylella e che l’unica strada è la prevenzione, con monitoraggio, verifica dei sintomi, analisi molecolari tempestive, eradicazione e distruzione del materiale infetto. Ha richiamato l’attenzione non solo sulla Piana di Gioia Tauro ma anche sul Crotonese e sulla fascia collinare di Mesoraca, Petilia Policastro, Roccabernarda, Caccuri e Cerenzia, e ha indicato nella biodiversità olivicola calabrese un fattore di resilienza del territorio.


Il termine di paragone pugliese

In tredici anni l’epidemia ha interessato oltre 8.000 chilometri quadrati, pari a circa il 40% del territorio regionale pugliese e a cento volte l’ampiezza del focolaio originario, con oltre 21 milioni di piante colpite. Secondo uno studio dell’Università di Bari, la perdita di redditività è stimata in 132 milioni di euro l’anno, con oltre un milione di ore di lavoro annue.

Donato Boscia del CNR-IPSP di Bari, tra i primi a identificare il batterio in Italia, ha ripetutamente indicato che se dal 2013 fossero state applicate subito le misure indicate dagli scienziati, a partire dagli abbattimenti, l’epidemia sarebbe con ogni probabilità rimasta circoscritta, e ha individuato nelle notizie false circolate in quei mesi un fattore determinante.

Nel dicembre 2015 la Procura di Lecce dispose il sequestro preventivo degli ulivi destinati all’eradicazione, bloccando il piano di abbattimento. L’inchiesta fu archiviata nel 2019, e nel provvedimento si prese atto che i sequestri e lo stop al piano avevano rallentato le operazioni di contenimento.

La Calabria conta circa 25 milioni di olivi. La sola Piana di Gioia Tauro conta oltre 2.342.000 piante su circa 30.000 ettari.


Domande frequenti

Cosa è stato accertato a Taurianova?
Sette piante di olivo positive a Xylella fastidiosa sottospecie pauca in contrada Olivetella, su 35 piante campionate tra olivo e altre specie ospiti. La Regione Calabria ha formalizzato il focolaio con il Decreto dirigenziale n. 14746 del 1° settembre 2026 e con il Piano d’azione protocollo n. 718939 del 2 settembre.

Quali sono le aree delimitate?
Una zona infetta di 50 metri di raggio attorno alle piante infette, nel Comune di Taurianova, e una zona cuscinetto di 2,5 chilometri che interessa porzioni dei territori di Taurianova, Cittanova e Terranova Sappo Minulio. La delimitazione sarà revocata solo se il batterio non verrà rilevato per quattro anni consecutivi.

Quali obblighi ci sono per le aziende?
Nell’intero agro comunale dei comuni ricadenti anche parzialmente nelle aree delimitate: una lavorazione superficiale del terreno tra il 1° aprile e il 30 maggio. Nei comuni delle aree delimitate dove si applicano misure di eradicazione: trattamenti fitosanitari obbligatori contro gli adulti del vettore, con periodo indicato dal Servizio fitosanitario. Nelle aree delimitate vige inoltre il divieto di movimentazione delle piante specificate.

Chi trasmette il batterio?
Esclusivamente gli insetti vettori, in primo luogo Philaenus spumarius. L’insetto nasce sano e si infetta solo nutrendosi su una pianta già infetta. Le erbe spontanee ospitano le forme giovanili, risultate negative al batterio: sono il vivaio dell’insetto, non un serbatoio del patogeno.

La legna d’olivo può essere movimentata?
La legna priva di rami e foglie non costituisce pericolo e resta nella disponibilità del proprietario. Per tronco e branche provenienti da zone infette servono autorizzazione del Servizio fitosanitario e comunicazione ai Carabinieri Forestali almeno 7 giorni prima, con indicazione di origine, destinazione, destinatario, quantità, data e targa dell’automezzo. Il carico deve viaggiare coperto con teloni.

Esiste una cura per una pianta infetta?
No. Il batterio vive nei vasi xilematici, dove nessun agrofarmaco arriva in concentrazione efficace. Esistono trattamenti che attenuano i sintomi, come i composti a base di zinco, rame e acido citrico, ma la pianta resta infetta e infettante. Gli insetticidi agiscono sul vettore, non sul batterio.

Le cultivar calabresi sono resistenti?
Le uniche varietà autorizzate al reimpianto in zona infetta sono Leccino, Lecciana, Leccio del Corno e Favolosa FS17. Sulle varietà calabresi le conoscenze sono incomplete: alcuni dati indicano la Carolea come sensibile, mentre per molte altre cultivar locali mancano informazioni approfondite.

Quali sanzioni sono previste?
La mancata osservanza delle misure fitosanitarie obbligatorie comporta una sanzione amministrativa da 1.000 a 6.000 euro, ai sensi del comma 15 dell’articolo 55 del D.Lgs. 19/2021.

Quali risorse sono state stanziate?
Il decreto dichiara che il provvedimento non comporta impegno finanziario a carico del bilancio regionale. Il Piano indica una richiesta in itinere di reiscrizione di 300.000 euro derivanti da avanzo di amministrazione, con fondi vincolati provenienti dal MASAF.

Cosa deve fare un’azienda fuori dalle aree delimitate?
Sorveglianza costante, segnalazione tempestiva dei sintomi sospetti al Servizio fitosanitario, uso esclusivo di materiale vivaistico regolare e tracciato con passaporto fitosanitario, lavorazioni primaverili del terreno, potatura almeno biennale, spollonatura estiva delle piante ospiti.

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